PleiadiElisewin

"..Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde..."
domenica, 06 dicembre 2009

5/12/09 NBD a Roma. [e della primavera che arriva a Roma, un 5 dicembre qualsiasi.]

Il sole ieri ci ha accompagnato, e sono certa che se avesse potuto, si sarebbe dipinto anche lui di Viola.

Il sabato tanto atteso, quello della rivendicazione, della libertà, il sabato del “c’è un Italia che non ti vuole e che non si sente rappresentata dalle tue barzellette patetiche e dal tuo – va tutto bene-“.
Ecco il sabato in cui le discussioni, i preparativi, la fatica di tante persone, finalmente vedrà la luce.
Il 5 dicembre. Il No Berlusconi Day.

Mi sveglio presto, colazione, giornale e si parte, l'appuntamento con le altre per essere alle 12 a piazza della Repubblica, il corteo parte alle 14, ma meglio andare prima.

Penso a tutti quelli che è già dall’alba che sono in giro per l’Italia, quanti sforzi, sacrifici anche economici, lavorativi e mi rendo conto di essere fortunata, almeno oggi, di abitare a Roma e mi rendo conto anche subito dopo, con due pensieri collegati ma che alla fine sono un pensiero solo, che non avrei mai e poi mai potuto mancare a questa manifestazione, neanche a 700 km di distanza.

L’agitazione è forte, appuntamenti dati con la consapevolezza che non sarebbero riusciti, il palloncino a forma di farfalla viola e bianca che si rivelerà fondamentale per farsi trovare tra la folla.

Vado avanti ed indietro, scalpito, mi preoccupo.

Quando passano una moltitudine di carabinieri, mi sorprendo non poco e poi tremo all’idea che qualche “agitatore” si possa mettere a fischiare ma i ragazzi del servizio d’ordine, efficienti e rapidi sono pronti a zittire qualsiasi eventuale fischio, che comunque poi non si verificherà, fortunamente.
Nessuna provocazione, ‘che c’è chi non aspetta altro…

Vado avanti indietro, scalpito, mi preoccupo.


E rido e sono felice.

E voglio stare nell’onda Viola, non voglio perdere la testa del corteo, per nessun motivo…
che poi io mi rendo che non è facile stare alle manifestazioni con me, infatti tendo spesso ad andare da sola: mi isolo, giro, scrivo, vado, corro e poi rallento…a questa poi…sarà dura, già lo so, è tanta l’attesa e l’emozione…ma ho anche tanta voglia di manifestare con i miei Amici, già so che saranno tanto pazienti, con me.
Ed ecco che infatti…non mi fermo un attimo, vorrei essere ovunque: in mezzo a tutti, in contemporanea, vorrei parlare con ogni persona, vorrei fotografare tutto, ogni dettaglio stupido,
il cielo terso e le facce belle.

Ieri a Roma c’è stata la primavera, c’è stata la primavera ed era il 5 dicembre.

Tanta gente alle finestre a sventolare bandiere viola, e a camminare tra noi famiglie intere, bambini, persone anziane, tante persone sulla sedia a rotelle. Tante.
E tutto prosegue bene, nessun litigio, nessuno screzio. Sembra un sogno.

Salvatore Borsellino che grida Resistenza fa sciogliere il fiume di lacrime che stagnano dentro, la tensione, la stanchezza, quella fisica ma soprattutto quella mentale: allora è vero…non sono sola ad essere annichilita, stanca, nauseata.
Il nodo alla gola è forte e le lacrime scendono giù…mi guardo intorno e non sono la sola. Mi guardo intorno e non sono sola.
Vogliono farci odiare la Magistratura, vogliono farci dimenticare i veri eroi.
Resistenza, grida tutta la piazza.
Resistenza!
E poi la sua descrizione dei corpo martoriato di Emanuela Loi e di tutti i ragazzi della scorta,
e il suo sapere che suo fratello Paolo non fu ucciso SOLO dalla mafia, ma anche dallo Stato, dallo stesso Stato che ogni anno voleva poi andare lì, nel luogo della strage e della memoria per sporcarlo, per scagionarsi viscidamente.

Poi l'esplosione della gioia, il momento dei numeri e la felicità impazzita… esultare abbracciandosi e facendo balletti scemi, all’annuncio…SIAMO UN MILIONE!
In quel momento avrei voluto abbracciarvi tutti, uno per uno, sappiatelo!

Io di concerti in quella piazza ne ho visti tanti e vi assicuro che le cifre c’erano, erano quelle.
La piazza era già affollata quando con il corteo siamo arrivati -eravamo quasi in testa- ed erano le 17 circa… e dopo più di un’ora che eravamo lì sotto il palco, si sentivano ancora le voci del corteo che arrivava, e sentivamo le loro urla e i loro fischi ogni volta che svoltando l’angolo gli appariva di fronte, maestoso, il palco Viola con su scritto NO BERLUSCONI DAY,
le stesse urla e gli stessi fischi che abbiamo lanciato noi, svoltando quell’angolo.

E’ tutto vero, mi ripetevo come un mantra.

Ad un solo litigio ho, incredula, assistito: una coppia di 40 enni ben vestiti era dietro di noi che sedevamo su un gradino, stremati e stanchi, una ragazza dalla meravigliosa parrucca viola sedeva accanto a noi,
il “signore” le sussurra un impercettibile “permesso”, e dopo una frazione di secondo “siccome lei non si era alzata”, decide di schiacciarle la mano con la scarpa. Lo fa di proposito. Non chiede scusa e si difende dicendo: “ho chiesto permesso”, la ragazza –giustamente- reagisce, io temo che al suo posto li avrei mandati al San Giovanni col naso rotto, e cerca di affermare le sue ragioni, la donna la guarda con aria schifata e le dice: “Stai proprio al posto giusto…rifletti sul perché sei qui!”
Stupore e risa amare da parte di tutti noi.

Ora…una coppia che il 5 dicembre 2009 passa “casualmente” in Piazza San Giovanni, durante lo shopping pomeridiano, mi sembra un’eventualità altamente improbabile. Due provocatori, forse? Che volevano un’episodio “violento” da scrivere oggi su qualche “giornale?” ecco, questa mi sembra un’ipotesi più probabile.
Di certo qualcuno che ieri, in quella folla, ci stava male. Ma tanto male.

Episodio spiacevole apparte, è tutto vero, mi ripeto.
E’ tutto vero.
Ci ho creduto dall’inizio e non sono stata delusa, le discussioni su facebook, le liti inutili con i trolls, il volantinaggio, l’emozione nel sentire i ragazzi del NBD parlare ad Anno Zero, lo spiegare alle persone che i partiti non c’entrano nulla con l’organizzare ma che se i “politici” davano la loro adesione, era una cosa legittima, oltre che “obbligatoria” nel caso di politici che fanno del “cacciamo Berlusconi” il punto di forza del loro programma.

Farsi il fegato amaro.
Capire. Farsi capire.

E ieri, SIAMO UN MILIONE…Siamo un milione,
numeri più o numeri in meno, ieri abbiamo vinto, perchè ieri l’Italia che non invidia Berlusconi, che non vuole essere rappresentata da lui, l’Italia che si indigna, che vuole vederlo processato a difendersi come tutti, senza “legittimi” impedimenti, era lì.
L’Italia che vuole le sue dimissioni. L'Italia che freme e che si sa ancora emozionare.
Era in piazza l’Italia che ha scelto il Viola.

Poi resto sola, come un copione già scritto, ormai è assodato che io provi un piacere malinconico nel finire la manifestazione da sola, nel salutare gli altri e rimanere lì, come una padrona di casa stanca, per poi passeggiare tra le persone che piano piano scivolano via, stanche...soddisfatte...an
cora incredule.
Calpestare cartelloni e striscioni ormai a terra, pensare agli spazzini che domani ripuliranno questo tappeto di rifiuti gioiosi.
Rimanere incastrata nell'obiettivo di un fotografo.
Poi guardarmi intorno con calma e poi fermarmi, ascoltare Vecchioni e Paola Turci cantare Povera Patria e poi prendermi la dedica da parte di Vecchioni "a tutte le donne" e ascoltarmi, volentieri: "Le mie ragazze"

"Passano via così come aquiloni,
corrono dietro un vento che non c'è:
vincono a sogni, perdono a emozioni
le mie ragazze,
proprio come me"

Ieri a Roma c’è stata la primavera, c’è stata la primavera ed era il 5 dicembre.

postato da PleiadiElisewin alle ore 12:21 | link | commenti (1)
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mercoledì, 02 dicembre 2009

Il 22 maggio mi sposo...

[modalità Easy]


Mi viene in mente il film di Aldo Giovanni e Giacomo..." e Giacomino si sposa...Si, ma niente di serio" , perchè io sono un po' così, mi dimentico le cose, tendo al cinismo -tra una lacrima e l'altra- e soprattutto non mi ci vedo proprio a fare questa cosa seria.
Ma il punto è, perchè no?   In fondo è come se fossi sposata già da 3 anni, da quando cioè sono con Andrea.

Dopo un lungo peregrinare e tanto dolore inutile ed altrettanto dolore indispensabile e storie travagliate e meravigliose, ho trovato un'oasi di pace nel deserto che mi fa stare bene, ma tanto... e fino a che mi accoglie, questa oasi, io ho deciso che voglio alloggiare lì.

Voglio prendere cittadinanza,  dove so che c'è lui che mi aspetta e mi lascia andare, che rispetta i miei spazi e i miei silenzi, che mi rispetta e mi ama per quella che sono, niente di più, niente di meno, voglio "traferirmi definitivamente" dove c'è la persona che amo, che poi sarebbe qui, nella casa che è già nostra.
Quindi la risposta alla domanda che mi è stata rivolta quest' estate a Berlino è stata SI.

[eheheh in realtà Mi sono trattenuta dal rispondere "perchè no?":)]

Molti di voi già sanno questa cosa, si sono smezzati con me la paura del legame e delle "cose da grandi", altre mi riprendono quando guardandomi la mano destra mi dico " ma dovrò portarla sempre la fede?" e mi correggono dicendo "la fede va a sinistra"!

Altri invece non sapevano nulla è che non amo parlare dei miei sentimenti e poi avrei voluto dirlo a tutti voi guardandovi in viso ma sarebbe stato difficile, a volte impossibile.
Non sono certo la ragazza che "da tutta la vita sogna il matrimonio da favola",  io da quando sono piccola sogno la pace nel mondo, quindi temo di dover aspettare ancora un bel po' per la realizzazione del mio sogno.

Sarà un cerimonia comunale e  NON sto impazzendo per vestito, il rinfresco ecc. NON farò bomboniere, insomma...non vi tedierò con i pallosissimi preparativi, state pure tranquilli.

E' che vi voglio bene, ne voglio a tutti voi, anche alle persone che non ho mai incontrato nella vita reale.
E' che ieri ho fissato la data, e volevo rendervi partecipe della cosa, pare proprio sia vero.
Il 22 maggio, mi sposo.




[modalita Heavy]

Il 22 maggio mi sposo.
E' chiaro che non sono mai stata il tipo di ragazza che sogna il matrimonio: sarà una cosa semplice nella chiesa sconsacrata di Caracalla, di pomeriggio.
Probabilmente ci saranno tanti invitati, quello si, ma è perchè ho tanti amici. E tanti parenti. Per festeggiare questo legame che mi riempie e di esalta.
Ho una fottuta paura.
Paura di essere felice, di smettere di struggermi, paura di fargli male. Paura di appiattirmi.
Paura di deludere LUI, che mi ama come credo nessuno mi abbia mai amato, e mi potrebbe mai amare,
che mi aspetta e mi rispetta,
mi lascia i miei spazi e sta in silenzio quando io non voglio sentire proprio nessuno.
Sono monogama, non potrei mai stare con nessun altro quando sono impegnata con cuore e testa e non è questo che mi spaventa,
mi spaventa sapere di non poter mai più incontrare quei sentimenti inutili dolorosi e perfetti,sulla mia strada,
mi mancano le persone che non ho mai incontrato
e mi manca la mia instabilità
ed il mio essere sola.
Mi manca il mio piacere perverso nello stare male.
Il mio egoismo, il mio pensare solo a me, essere Francesca Addei e basta.
E poi mi domando, mi merito tutto questo?
Sarò in grado di non farlo soffrire?
Sarò in grado di renderlo felice,
sarò in grado di essere felice?
 
postato da PleiadiElisewin alle ore 11:32 | link | commenti (2)
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martedì, 24 novembre 2009

tratto da Emmaus -Alessandro Baricco-

"Sylvie l'abbiamo conosciuta in quel modo. Non ci andava l'idea dei travestiti, una forzatura che non capivamo, ma abbiamo scoperto presto che c'è in loro una gioia particolare, e una disperazione, che rende tutto più semplice - ne risulta un'illogica prossimità. Abbiamo in comune questa infantile attesa di una terra promessa, e condividiamo la volontà di cercarla senza il minimo pudore.
Così nel loro corpi scrivono che sono tutto -la stessa cosa che si legge nelle nostre anime.
Inoltre esibiscono una forza curiosa, appoggiata sul niente, e per questo simile alla nostra. La materializzano in una bellezza strafottente, e in forma di luce, che percepisco chiaramente quando in bicicletta arrivi al loro angolo di strada quando non ci sono, così le macchine passano larghe, senza storia, e il semaforo elenca un tempo senza passione -le vedi nei negozi cieche, a riflettere il buio."



Di tutta quella torbida storia di "cocaina e trans" in cui è stato coinvolto il mondo politico ultimamente, a me ha colpito il pianto della fidanzata di Brenda.
Sfinita. Sfatta.

E quindi questo passo mi ha fatto pensare a lei, a loro,
alle persone a cui è difficile che qualcuno pensi mai di portare mai un fiore, nella loro vita,
a quelle di cui ci si vergogna, a quelle che nessuno ammette di amare,
e che poi un bel giorno muoiono bruciate,
perchè sanno qualcosa di troppo scomodo.
Come le vite che hanno dovuto vivere fino a quel momento.
postato da PleiadiElisewin alle ore 10:27 | link | commenti
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martedì, 03 novembre 2009

domande

"Quando l'amore inizia ci fa fare delle cose assurde", penso ieri sera, mentre parlo con un'amica.
"E quando finisce...ce ne fa fare di altre, incomprensibili." Aggiungo poi, quando resto sola.

Io di cose incomprensibili ne faccio sempre, ancora, a iosa, ho forse smesso di amare?

Me lo chiedo mentro preparo un thè caldo, me lo chiedo ripensando a quei dolori struggenti, a quegli addii nelle librerie, alle giornate ed alle notti tutteattaccate passate a letto solo a piangere, salutarsi, e fare l'amore e piangere e salutarsi di nuovo.
Penso a quei treni che mi strappavano via l'anima e la consapevolezza che non sarebbe mai potuto essere per sempre ma il desiderio forte di far finta di nulla, di non pensarci, di fingere di crederci.

Ripenso al dolore di un telefono muto ed assordante.
Ripenso al mal di stomaco e alla voglia di sparire.

Ripenso a tutti quegli amori finiti: dolorosi, forti, strazianti.

E poi penso, penso a Lui che c'è sempre, che mi ascolta, mi fa ridere, mi capisce, mi guarda mentre dormo,
che mi lascia andare e poi se ne sta lì ad aspettare il mio ritorno, a lui che sa restare a terra mentre io me ne volo via, per un po', quel tanto che basta per sentire il desiderio di tornare.

Penso a Lui che è entrato nella mia vita e adesso si è ritagliato un posto così "giusto" e speciale, che se pensassi alla mia vita senza di lui, vedrei un grosso buco, come quando sbagli a trapanare il muro e ci devi mettere un quadro sopra o, se proprio vuoi fare le cose fatte bene, lo stucco.

Penso alla serenità che non conoscevo e alla calma e alla fiducia, al poter dire NOI e al poter progettare anche se non è il nostro forte e al poterCI  fare affidamento.
Io su di lui, lui su di me, così come siamo, senza pretendere niente di diverso da noi.

Io sto smettendo di amare?
Continuo a fare cose incomprensibili ma non sto smettendo di amare, anzi se è possibile il nostro amore è ancora più Amore.

Credo di aver capito che il barba-trucco sia farMI ogni tanto questa domanda, ed attendere, con serenità una risposta sincera.

postato da PleiadiElisewin alle ore 21:03 | link | commenti (11)
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mercoledì, 14 ottobre 2009

post senza alcun fine, ma con unA fine.

Ci sono ricordi che ricordo volentieri, li lascio fare mentre fanno capolino da una canzone, mentre si affacciano tra le parole di una pagina. Sorrido, scoprendoli -buffi- impigliati nelle narici di un odore.
Poi ci sono gli altri.
Quelli che fanno male, che potendo, pagherei per cancellarli.

Di sabato mattina, per esempio conserverò il ricordo di una giornata piena:
sveglia all'alba a causa di un temporale pazzesco, telefonata a mio padre, in apprensione per lui che la mattina all'alba se ne va -aimè- a caccia con nonno.
Non mi riaddormento mica, e allora mi preparo il caffè ed accendo la finestra sul mondo, cioè il caro pc.
Mentre decido di trascorrere tutta la mattinata in casa mi arriva la telefonata -delirante- di mia sorella: sta nascendo. Io vado.

Oddio, è arrivato il momento tanto atteso, Carolina, la nostra amichetta nuova di zecca è pronta per varcare il portale. Quel portale.

Mi vesto al volo ed esco, arriviamo grazie a nostro papy d'oro -che non era andato a caccia;)- all'ospedale. Coincidenza: anche lui doveva andare proprio lì, che -se ne vanta, lui- è la sua "terza" casa, la seconda è un altro ospedale, naturalmente.

Saliamo a trovare la nostra amica che è all'opera per sfornare il gioiellino, ci fermiamo lì con tutta la sua famiglia, dopo una mezz'oretta scendiamo per un caffè, incontriamo nostro papychulo ed io ho la sciagurata idea di dire: dammi la risonanza, la voglio leggere.

Linfonodi centimentrici, le due paroline bastano a gettarmi nel panico, non ne so assolutamente il significato, nè posso sapere -razionalmente- se c'è sottinteso un significato negativo e di pericolo, ma questo la mia ansia non lo sa e, non contenta, mi porta a fare una serie di telefonate al fine di agitare tutta e dico tutta, la famiglia.

La mia amica ansia fa così, si impossessa di me e mi fa fare cose impensabili.

Mio padre se ne va tranquillo, sa che ha davanti ancora 4 anni di controlli da paziente oncologico e non ha nessuna intenzione di andare in fibrillazione per ogni parola poco chiara.

Io rimango lì, terribilmente in ansia ma anche, incredibilmente felice.

La vita e la morte.

Una pupattola che deve nascere e mio padre che forse -oddio no, dimmi che non è così- ricomincia con la malattia.

Ecco quasi terminata la sintesi di un sabato qualunque.




Alle 12.53 vengono fuori 2.730 di splendidore. Lacrime sugli occhi di tutti, nodi in gola, commozione, gioia.
Dopo 20 minuti vediamo la mamma che era sono un po' stanca, sembrava si fosse svegliata in quel momento ma stava benissimo, un parto così, ti fa venire voglia di mettere subito in cantiere un cucciolo.

E due giorni dopo scopriamo che una simpatica quanto inesperta dottorina aveva omesso una parolina magica davanti alla parola centimetrici, aveva dimentato sub. I linfonodi sono infatti inferiori al centimentro, cioè di 5 mm., cioè NON patologici. Sono linfonodi normali, quelli che abbiamo tutti: questo l'ho spiegato alla mia ansia, che pare aver capito e gradito molto.


Vita, solo vita, vita e basta.



              
Fine.



postato da PleiadiElisewin alle ore 20:23 | link | commenti (4)
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domenica, 04 ottobre 2009

Di pancia

manifestazione stampa libera 009"Allora facciamo alle 15 alla metro Ottaviano?"
"Va bene, puntale."

Alle 15.10 in uno splendido sabato di sole, si prende la metro, di gente ce n'è ma ancora si cammina.
Arriviamo a Flaminio, una bella folla per scendere, facciamo il giro largo, sempre lì arriviamo.

Passiamo non senza fatica sotto gli archi di Porta del Popolo...ed ecco la piazza già semi-gremita.

Io credo che oggi sia dovere morale scendere a manifestare contro un governo che ci vuole imbavagliare, un Presidente del Consiglio pduista mafioso, corruttore, irregolare che denuncia delle domande,
si deve manifestare per una libertà che non vogliamo perdere, per i giornalisti che non devono avere paura di fare il loro dovere, senza aspettarsi poi ritorsioni. Dobbiamo scendere per Anna Politkovskaja e perchè Berlusconi non si permetta mai più di fare il gesto della mitraglietta ad una giornalista russa che fa domande scomode al suo amico pappone Putin.







 

La piazza è piena di gente diversa tra di loro: giovani molti, ma anche tanti adulti, molte persone anziane che sfidano il caldo e la folla e si avvicinano al palco. famigliole con bambini anche molto piccoli al seguito. Ci appare subito chiaro il quadro, l'organizzazione è pessima, la giunta Alemanno non ha fatto nulla per facilitare la manifestazione, il traffico non è bloccato nè deviato, scendono giù tranquillamente le macchine dal Pincio.


Sarebbe da fermarsi qui e bloccare tutto il traffico, penso...

Ci sono addirittura macchine parcheggiate ai lati della piazza, macchine che a metà  pomeriggio sono ricoperte da persone che -giustamente- le hanno scelte come comodi punti di appoggio, i proprietari oggi si saranno pentiti dell'averle lasciate lì, immagino.

Nonostante l'organizzazione vergognosa si va avanti. Non senza un briciolo di panico però: Piazza del Popolo si rivela piccola, si sta come le sardine, tutti cercano un buon posto.
Una folla preme per entrare e alzando gli occhi vedo scendere dalla scalinata del Pincio tanti tanti celerini,
e lì un po' di paura mi viene.
La gente continaua a cercare quel buon posto che -probabilmente- non esiste.

Le telecamere inquadrano un gruppetto di persone che passa, o almeno prova a farlo, tra la folla, per arrivare al palco probabilmente, mi alzo in punta di piedi e vedo il riccio grigetto dei capelli di Santoro. C'è lui e tutta la squadra di Anno Zero, non resistiamo e parte il coro: Michele! Michele! Non vediamo Travaglio però, chissà se c'era...
La mia stima per lo staff di quella trasmissione aumenta di un altro pezzetto.

Cerchiamo di raggiungere anche noi il nostro buon posto quando di nuovo telecamere, di nuovo agitazione, sarà Travaglio penso, e cerco di avvicinarmi per vedere.

Boom!

Non era Travaglio, era un' altra persona, una persona che sapevo avrebbe partecipato ma della quale, per ovvi motivi, ho pensato: "Sarà li dietro il palco da stamattina, per motivi di sicurezza..."
Ed invece no. Ecco Roberto Saviano: altro che rockstar...altro che emozioni da quindicenni...l'ho visto così da vicino...mi è sembrato  così forte e fragile al tempo stesso, commosso, intomorito, tramortito.

Mi sembrava proprio che avrebbe voluto fermarsi a parlare con tutti ma non poteva.
Con l'occhietto lucido e guizzante.
Ho allungato una mano per accarezzarlo. E per dirgli un "grazie", che probabilmente non ha sentito neanche:
Grazie ad un giovane coraggioso da parte di una giovane che vuole sapere la verità.

Grazie ai miei amici del passato più presente che c'è.
A quelli che non c'erano fisicamente ma erano presenti col pensiero.

E grazie anche a tutte quelle 300.000 persone che ieri erano in quella Piazza, la piazza della mia quasi-adolescenza sprecata, tra uno struscio e un gelato a via del Corso.

300.000 persone che mi hanno fatta sentire meno sola,
300.000 persone che non vogliono lasciarsi zittire, non voglione credere che vada tutto bene, non vogliono inginocchiarsi e dire Si, signore.

Qualcosa si sta muovendo. Ci credo. Stavolta ci credo davvero.

postato da PleiadiElisewin alle ore 12:33 | link | commenti (2)
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sabato, 19 settembre 2009

bè..

E' iniziato un nuovo anno, per me e per tutti quelli che come me, vedono in Settembre un Capodanno.
Aria fresca piena di novità e di buoni propositi. Pagine bianche, tutte da riempire.

Tutte le pancie piene di bimbi che mi circondano mi danno da pensare,
e si sommano naturalmente a tutti i bimbetti con cui ho a che fare per lavoro, tutta vita nuova. Tutto da scoprire, tutto da scrivere.

E mi dico, che forse tra un po' toccherà anche a me, che l'età c'è.
La stabilità quella no. Ma aspettare quella credo significhi un po' rinunciare, non si è mai del tutto pronti ad un evento ed una responsabilità del genere.

Quindi immagino di si, che tra un po' ci si proverà. Ci si proverà infatti...che mica è detto che ci si riesca o che ci si riesca subito. Chissà...

Mi domando se sarò poi in grado, all'altezza, se potrò -con pancia al seguito- proseguire la mia frenetica vita fatta di bambini altrui, posizioni scomode, lavori altrettanto scomodi, il mio corso di teatro, il pensiero malsano e folle di riprendere gli studi, scendere in piazza se c'è qualcosa che mi fa venire voglia di urlare,
le mie discussioni e la mia indignazione quando vengo-sento-leggo che c'è qualche forma di discriminazione nell'aria.

Le mie lunghe passeggiate. I miei concerti.

Chissà se sarò capace di non trasmettergli quell'ansia che mi sta divorando e che io continuo ad ignorare, non so ancora per quanto,
quell'ansia latente che mi ha sempre abitata ma che è venuta fuori prepotente, presentandosi con nome e cognome da quando la malattia si è affacciata alla nostra vita, colpendo mio padre.
Malattia a quanto pare poco convinta o poco aggressiva, che si è affacciata, ci ha spaventati molto facendoci fare un bel salto sulla sedia, ma che poi -come una bestia feroce ma non affamata- si è ritirata nel suo cantuccio.
Fino quasi a scomparire tra la foresta.

Ma io so che sta lì...anche se ora è quasi invisibile. So che c'è anche se coesiste insieme all'enorme possibilità che si sia arresa e che decida di non affacciarsi più, nessuno infatti ha mai parlato di pericolo di vita, ma quando si fanno i conti con la malattia, quella contro cui nulla puoi fare se non sperare, vengono fuori tutta una serie di debolezze:
la tachicardia nei momenti più impensabili, il senso di soffocamento mentre te ne stai lì beata a godere del primo giorno di ferie, la paura di essere malati gravemente, la paura che un placido signore che aspetta la metro accanto a te tiri fuori un pistola e ti mandi al Creatore, la paura.
La cara, irrazionale e fottuta paura.


E i miei mai terminati studi in Psicologia, [ma si aggiungiamo carne al fuoco...ansia per ansia...] mi rendono consapevole che quelli che ho avuto forse non sono DAP, ma sicuramente si è trattato di Disturbo di Ansia Generalizzata. e che anche se adesso è un po' che va molto meglio, se si dovessero manifestare nuovamente
non potrò ignorarli e fingere che non sia nulla, ancora una volta.

Si dovranno guardare in faccia. E affrontarli.

Per il momento mi aspetta un pranzo a casa dei miei, un divano e una poltrona da andare a prendere per il nostro salone, un concerto stasera del mio gruppo preferito.
Mi aspetta l'Amore, quello che si presenta sotto varie forme.
Poi si vedrà...

:)
postato da PleiadiElisewin alle ore 11:59 | link | commenti (3)
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giovedì, 03 settembre 2009

Berlino è colorata.

Sono tanti parchi condivisi serenamente da dei punkabbestia con tanti cani e delle famigliole con tanti bambini.
Parchi sempre pieni di Berlinesi che con coperta, libro, coffee to go, passano ore ed ore sotto al sole,
che evidentemente se ne sei privato per mesi interi, quando arriva non te ne vuoi perdere nemmeno un raggio.

E' strana, contraddizioni nel raggio di pochi metri, edifici vecchi resistiti non si sa bene per quale motivo a Guerra e Muro e case nuovissime,
è tutta un cantiere, Berlino. Cantieri aperti ovunque, in centro, di giorno, in aree così poco delimitate che se cammini distratta come capita alla sottoscritta, rischi almeno una volta al giorno di caderci dentro.

Berlino è la confusione e il non avere punti di riferimento, da turista cartina alla mano, giri vagando per un centro che scopri poi non esistere. Ma si, ci sono due centri: est ed ovest, anzi... sono tanti piccoli centri. Ma se stai a Mitte ed alzi gli occhi, sei sicuro che puoi vedere quella terribile Torre della TV, che fa tanto controllo sulle menti, che fa tanto Orwell.

E' una metro che funziona, in cui non esistono controlli, nè tornelli ma in cui tutti -almeno così mi  è sembrato- vidimano il biglietto,
con delle stazioni nuove ed alcune fatiscenti e puzzolenti, ma sia nelle prime che nelle seconde  c'è un ascensore. Poche barriere architettoniche è Berlino.

E' la porta di Bradeburgo in cui respiri storia, in cui rivedi vecchi filmati in cui tutta la popolazione è li a salutare il Fuhrer ed altri in cui la gente è in festa dopo la caduta del muro.

E' una città che è un'araba fenice e risorge delle sue ceneri.

Berlino è anche l'imbarazzo dei Berlinesi nel parlare di Olocausto. La vergogna gliela si legge negli occhi, e fa male anche a chi la osserva.

E' un mercatino di vecchie divise tedesche in cui tutti i simboli risalenti al Nazismo sono severamente occultati, nascosti da un bollino arancione.

E' anche il commercializzare  il dolore, Berlino, dove in un paio di luoghi "per turisti" ci sono dei ragazzi vestiti da militare russo ed americano in posa, con le bandiere, con cui -se vuoi- ti puoi fare la foto e farti rilasciare un finto passaporto per passare dall'altra parte.

Sono le foto in posa con il segno di Vittoria, sotto pezzi rimasti in piedi di Muro. Se possiedi un buon livello di cattivo gusto nessuno ti nega di farlo.

La Berlino commerciale per fortuna passa presto, dopo aver visto Check Point Charlie e la Porta di Brandeburgo, ed Alexander Platz, ovviamente, si può tornare di corsa dentro quell'atmosfera in cui tutto si è fermato agli anni '80: negozi di vestiti, di vinili, di librerie.

Berlino sono due sedie fuori ad ogni negozio, anche fuori quelli che vendono scarpe, o davanti alle officine,
perchè tutti hanno il piacere di bere qualcosa seduti per ore ed ore, ed anche chi deve stare al lavoro non perde l'occasione del bel tempo e si siede in strada. Berlino sono anche i ragazzi di un negozio di articoli sportivi, che cuocevano addirittura la carne appoggiando la griglia al portapacchi della bicicletta, sul marcipiede di fronte il loro negozio.

Berlino sono mille tappi di Birra colorati che si incastrano tra l'asfalto della strada.

E' una vineria ad offerta libera, lasci un euro per entrare, bevi tutto ciò che vuoi e all'uscita lasci un' offerta libera equivalente a quanto -a tuo giudizio- hai bevuto e, soprattutto, in base al benessere che ti ha suscitato passare del tempo in quel posto: Berlino è anche qualcosa che in Italia non potrebbe esistere.

Berlino è tutte le volte che ho rischiato di essere investita da una bicicletta, che proprio non mi riuscivo ad abituare alla bellissima idea che su ogni marciapiede ci fosse una pista ciclabile.

Sono i KinderGarden, degli asili per bambini tutti immersi nel verde. Berlino sono le tate che ce li accompagnano, portano una decina di bimbi biondi su un mini calesse colorato.

Berlino è dire: io resto qui.

Berlino è: dicono che il Capodanno sotto la Porta di Brandeburgo sia  una cosa da fare, almeno una volta nella vita.

E' la birra media che costa 2,80 euro e l'acqua da mezzo litro che ne costa 3.:) I cocktails, invece,  4.

E' anche tante altre cose: poter visitare un belllissimo Museo Ebraico con soli 5 euro, con tanto di audio guida in Italiano. Museo molto ben fatto e suggestivo, in cui la raccolta di fotografie e di brani da leggere, è accompagnata da una forte esperienza sensoriale, un po' per rievocare lo smarrimento che hanno subito gli Ebrei durante la persecuzione subita.
E' entrare nella Torre dell'Olocausto e nel Giardino dell'Esilo ed uscire dopo pochi munuti respirando forte e dicendo: Io posso uscire. Sono libera.

Berlino è tornare a casa e trovare il coraggio di scrivere qualcosa su di lei, solo dopo qualche giorno.

Berlino è anche dire:
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venerdì, 14 agosto 2009

un'estate al mare [voglia di annegare]

Giorni caldi, giorni da ombrellone e riviste leggere. Giorni in cui si parla, non senza una punta di invidia dell'amore tra la Canalis e Clooney, giorni di ronde e di creme solari.

Ma c'è anche chi, come me, ha deciso di trascorrere le agognate ferie, in un posto non propriamente vacanziero, per questo si adatta e, aspettando Berlino, si dedica a letture -non propriamente estive.

Sorattutto qui su feisibuc sono tacciata spesso come pesante, come una che non ride mai - e chi mi conosce di persona sa quanto sia lontana dalla realtà questa affermazione, sono vista anche come una che vive peace & love - che cazzo vorrà mai dire, poi? :) Se avessi assistito a Woodstock forse, ma purtroppo sono arrivata un po' tardi...

Mi si da della comunista, e anche qui...quanto lontano è ormai il periodo in cui questo termine aveva senso di essere usato!

Sono una brontolona, insomma....Sarà pur vero, ho parecchi difetti: non riesco a rimanere indifferente ad un ragazzo che per guadagnarsi la pagnotta, si copre di vestiti e tappeti e collane e percorre km e km di spiaggia, e poi ha la sciagura di trovare la -signora annoiata al mare da sola- che gli fa tirare fuori tutto quello che ha con sè, per guardare capo per capo, per poi dopo 20 minuti sotto al sole [e neanche un bicchiere di acqua offerto] dargli le spalle, mandarlo via in malo modo perchè aveva osato chiedere 20 euro per un vestitino che - io che non sono esperta di abiti ecc.- ritenevo decisamente all'altezza del prezzo chiesto.
Non riesco a non sentirmi male quando assisto ad episodi di razzismo, o quando leggo qui su feisbuc alcuni gruppi davvero rivoltanti.

Non posso rimanere indifferente quando mi accorgo che vivo in un Paese senza memoria storica, nel quale Berlusconi ha tanto seguito perchè incarna tutto quello che l'italietto medio vorrebbe essere: ignorante, bugiardo, puttaniere, corruttore, delinquente, furbetto, simpaticone ed eternamente giovane, anche se grazie al viagra che mette a rischio il cuoricino.

Non riesco a pensare solo al maquillage, al parrucchiere e alle discoteche.
Preferisco comprare libri e non vestiti, e comunque non riesco a leggere "I love sciopping con chi caspita ti pare" o "Il diavolo veste Prada": è un mio limite, lo riconosco.

Oh! Ma sono anche simpatica è, riesco anche a stare 20 minuti buoni senza indignarmi per qualcosa,
mi piace ballare a piedi nudi sulla sabbia, bere Mojito e assecondare il ritmo della musica con tutta la mia testolina pensante, con tanto di contorno di capelli lunghi: proprio come fanno tutte le ragazze!



Detto questo, vi ammorbo un altro po', ecco alcuni pezzi tratti dal "Bavaglio" di Travaglio-Lillo-Gomez:

“Chi non conosce la verità è sciocco.
Ma chi, conoscendola la chiama bugia, è un delinquente.”
Bertolt Brecht

“C’è un solo un modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi”
Paul Valérie



“Finora i governi che incarcerano i giornalisti erano i regimi dittatoriali: dalla Cina a Cuba, dall’Uzbekistan allo Zimbabwe, dal Vietnam alla Tunisia. Ma ora ad attentare alla libertà di espressione e a minacciare il carcere per i giornalisti è, per la prima volta, un Paese membro dell’Unione Europea. Con la scusa delle intercettazioni, si menoma l’attività dei magistrati contro la criminalitàe si impedisce ai giornalisti di svolgere il proprio lavoro, si cerca di scoraggiarli perché smettano di indagare. Sono cose che fanno venire in mente i regimi autoritari.”


Robert Ménard, segretario generale di Reporters Sans Frontières

Buone vacanze!:)
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martedì, 04 agosto 2009

magone

Domani saluterò una donna che dopo qualche anno torna al suo paese, è stata bene in Italia: ha lavorato sodo, con onestà, serietà ed impegno.
E' sempre stata ripagata per questo dai suoi datori di lavoro e adesso decidendo di andare via piange, perchè le dispiace che loro possano pensare che se ne va perchè non si sia sentita trattata bene.
Il lavoro qui in Italia le permette di guadagnare qualcosa per mantenersi e qualcos'altro da spedire a casa, ma nonostante questo torna a casa sua perchè le mancano i suoi figli,
perchè non può tenerli qui in Italia con lei,
perchè la figlia di 20 anni le ha detto: "torna a casa a sgridarmi"
perchè sente una cosa allo stomaco tutto il giorno quando pensa a loro tre che sono lontani.
Perchè la sua è un'angoscia quotidiana, una preoccupazione perenne, una famiglia spezzata a metà.
Oggi l' ho ascoltata con commozione e con affetto pensando alla sua scelta coraggiosa, di sacrificare un guadagno maggiore, per la sua famiglia.
[Domani l'abbraccerò, non riuscendo a trattenere le lacrime.]

Io conosco 
mamme che rinunciano alla loro famiglia per crescere i nostri/vostri figli,
conosco uomini che non si godono la loro casa per costruire le nostre/vostre case e
conosco tante PERSONE cui è negato il diritto di essere madri, padri, di essere una famiglia. E di vivere -serenamente- la loro terra.

Conosco altre persone che non appena ti dicono da che paese provengono subito corrono a specificarti che "però loro sono onesti, è tanti anni che sono in Italia e non hanno mai avuto problemi con nessuno".

Conosco l'onesta, la bontà d'animo,
conosco i loro sorrisi quando abbozzi una parola stentata nella loro lingua e un po' sono felici ed un po' di guardano come a dire :" non serve a niente...che lo impari a fare?"

Conosco l'essere umano e la sua pelle, la fatica, il sudore, le emozioni, i sentimenti, le paure.

Conosco l'essere umano, quello di cui sempre meno si parla, in questi giorni tristi ed intolleranti.

postato da PleiadiElisewin alle ore 19:55 | link | commenti (1)
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lunedì, 13 luglio 2009

Da Elisewin ad Ann Deverià-Tremiti2009-

Me ne sono innamorata da subito, adesso mi è chiaro,
ma ho avuto bisogno di tornarci dopo del tempo per rendermene conto.
La nostalgia che provo ora, mi pervade e mi lascia basita: nostalgia instillata dentro: goccia a goccia- da questo posto che toglie e che da. E non nella stessa misura.
Nostalgia... nonostante io stia per tornare alla vita che mi piace, alla mia amata casa, dove ho tutto ciò che mi sa rendere felice.
Seduta su di uno scomodo scoglio ad ascoltare l'acqua che decisa, vi si infrange sopra, libera. Sicura.
E le cicale che fanno da coro, e qualche gabbiano, voce solista, che passa e saluta.
Sento di essere vittima di un sortilegio, di una forma di magia.
Mille faccia da scovare tra gli scogli, le diomedee da ascoltare, nuotare tra i pesci e scalare scogli su scogli per immergersi lì, proprio lì.
Non ho mai dimenticato questo posto e per tutte le emozioni che mi ha lanciato addosso, non appena ho messo piede sulla terra scendendo dal traghetto, mi rendo conto che questo posto non ha dimenticato me.
Lascio scivolare qualche lacrima a confondersi col sale del mare.
Ci saranno altre andate ed altri ritorni.
Credo sia inevitabile.


"E' semplice. Questo è un posto dove prendi commiato da te stesso. Quello che sei ti scivola addosso, a poco a poco. E te lo lasci dietro, passo dopo passo, su questa riva che non conosce tempo e vive un solo giorno, sempre quello. Il presente sparisce e tu diventi memoria. Sgusci via da tutto: paure, sentimenti, desideri: li custodisci, come abiti smessi nell'armadio di una sconosciuta saggezza e di un'inesperata pace. Riesci a capirmi? Riesci a capire come tutto questo sia, bello?
Credimi, non è solo un modo, solo più lieve, di morire. non mi sono mai sentita più viva di adesso. Ma è diverso: quel che io sono, è ormai successo, e qui ed ora vive in me come un passo in un'orma, come un suono in un'eco, come un' enigma nella sua risposta. Non muore, quello no. Scivola dall'altra parte della vita, con una leggerezza che sembra danza. E'un modo di perdere tutto, per tutto trovare."

                                                                                                                   "Alessandro Baricco-OceanoMare-
                                                    
postato da PleiadiElisewin alle ore 22:10 | link | commenti (4)
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lunedì, 01 giugno 2009

Ci sono tante piccolissime cose che attirano la mia attenzione
e mi fanno emozionare,
a volte commuovere...fino all'orlo degli occhi. Tanto da riempirli.

Cose invisibili per la maggior parte delle persone - e questo non lo suppongo, questo lo so, perchè spesso mi è capitato di chiedere conferma di questa mia recettività  non sempre benvoluta.
Sguardi, movimenti, anche cose del tutto naturali e premure, attenzioni.

Come l' emozione dell' odore dell'asfalto, in estate, dopo la pioggia. Che rinfrancato dal tanto caldo, sale su a pervaderci di quell'odore che è solo quello.

E quello dei gelsomini in fiore, quei piccoli ed appiccicosi fiori con cui un tempo, avrei desiderato ornare un abito semplice e bianco.

Poi c'è l'emozione che diventa rabbia, come quella sperimentata nel vedere un uomo  nel mezzo del suo lavoro, che al semaforo, si china a raccogliere la sua mercanzia: accendini e fazzoletti, con affanno, 'che il semaforo è diventato verde e la gente ha fretta. suona. corre. Lui a testa e corpo bassi a raccolgliere colpe non sue, non è stata infatti una sua distrazione a far volare tutto a terra, è stato il colpo di un uomo anziano, che dalla macchina ha preferito dare una manata anzichè dire  un semplice " no.grazie."
Un uomo che ho rincorso, e che ho affiancato per dirgli "Lei è un ignorante", un uomo con un abito di buona fattura, una testa canuta e uno sguardo neutro, un uomo che dovrebbe spingere i nipoti sull' altalena invece che infastidire chi prova a lavorare.

E la mattina presto d'estate: quell'aria piena di promesse.

E poi l'emozione di due  pancie amiche piene di bimbe.

E quell'uomo seduto fuori ad uno splendido casolare vicino Siena, così tranquillo e solo di quella solitudine che conosco bene, che è una solitudine non sofferta, ma voluta, piena. Di riflessioni e di pensieri.


 E poi, lo sguardo concentrato di un silenzioso padre di una quasi-sposa, intento a spostare un tavolo nel mezzo di un rinfresco: senza nulla da dire, solo da fare, per rendere quello - insieme a tanti altri- un giorno meraviglioso per sua figlia, agire preciso e quasi nell'ombra. Ma inconsapevolmente come un eroico protagonista buono.

E una mamma che si nasconde per immortalare un momento per lei importante, che fotografa con aria felice e serena, non so bene cosa. Non lo so perchè non ho voltato la testa: ho voluto manterene quel suo piccolo segreto, senza divenire invadente. Solo osservatrice emozionata e -chi mi conosce l'avrà forse notato- stranamente taciturna.


Mi tengo i miei invisibili e soli groppi in gola
ed i miei occhi abbastanza grandi da diventare due laghi pieni di lacrime che non si sa -ogni volta- se decideranno di restare dentro...o di travasare fuori, scorrendo lisce sulle mie  guancie.

 Per me poco cambia.
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venerdì, 24 aprile 2009

a getto

E' la prima volta, da quando ho delle relazioni con l'altro sesso che si possono definire tali, che provo questa sensazione, che mi fa sentire a volte -stupidamente- in colpa.
Amo il mio uomo di un amore grande, maturo, fatto anche di serate a progettare e a fare conti, a stilare liste delle cose più urgenti da fare, a fare la spesa cercando di stare attenti ai soldi.
Amo il mio uomo anche oltre la passione e le giornate passate a letto a fare l'amore. Lo amo anche quando sono impresentabile ed anti-sesso e alle nove con gli occhi lacrimosi di sonno mi addormento sul divano con un messaggio chiaro ed inequivocabile. E poi lo amo quando si taglia i capelli e io vorrei fare l' amore con lui lì seduta stante, nel bagno piccolo della casa della cugina con tutto il parentame rumoroso che si prepara per andare ad un battesimo.
E lo amo quando la sera mi massaggia i piedi.
Lo amo sempre e forte, anche quando non sembra.
Ma so, lo so bene, che la mia vita continuerebbe anche se un giorno le nostre strade si dovessero dividere.
So che sarebbe un dolore forte e senza fiato, che mi strapperei parte dei capelli che piangerei tutte le mie lacrime domandandomi il perchè.
So che raccoglierei pezzi del mio fallimento, e mi metterei a riempire scatole, 'che certo in questa casa-senza di lui- non resterei mai a vivere.
Mi sento male al solo immaginare questa possibilità, ma so anche che col tempo le lacrime si asciugherebbero e che io ricomincerei a vivere.
Perchè oltre al mio uomo, mio unico ed eterno amore, con cui spero di dividere tutta la mia vita, e costruire una famiglia...oltre a lui: io amo anche me.
E' questa la differenza. Mi sto bene. Mi calzo bene. E con me stessa ricomincerei a vivere.
Certo, vivo meglio con lui, è scontato. Ma non vivo solo perchè c'è lui.
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lunedì, 06 aprile 2009

Urgenza di scrivere.

Ho passato gran parte di questa mattinata con un forte senso di impotenza ed inutilità, a trattenere le lacrime...perchè quando si è a contatto con dei bambini, è difficile lasciarli assistere a quello strano spettacolo di lacrime che rigano il volto.

E poi non si sa mai se sia bene, se sia giusto così o meno. Sai bene cosa accadrebbe, è già successo: loro con le loro manine cicciotte ti farebbero una carezza, convinti magari che tu pianga perchè ti sei fatta male.
Ed invece piangi perchè senti di essere stata fortunata e non sai neanche per quale motivo, non sai in base a cosa  si nasce nel posto giusto oppure nel posto sbagliato...è un domanda che ti fai spesso, ogni volta che vedi delle scene da un paese di guerra, scene di fame, di disagio, scene di catastrofi.
Ogni volta pensi: perchè?
E' solo fortuna, niente merito, nascere nel punto "giusto" del Pianeta, o meno.

Allora rimani lì, come per un perverso e morboso meccanismo, davanti alla tv o in ascolto della radio, anche davanti ai canali televisivi che normalmente critichi per alcune scelte, le solite, resti comunque in ascolto, come se fosse l'unico modo per renderti conto che quel disastro sta succedendo davvero...e non puoi far altro che restare sconvolta nel vedere quei ragazzi che si abbracciano tra le macerie. Si abbracciano per il solo fatto di essere vivi, di essersi accorti di esserlo. Vivi. Impauriti, stupiti, sconvolti e incredibilmente vivi.

Continui a vedere quelle palazzine crollate e ad immaginare la tua, di palazzina, crollata. La tua palazzina così simile a quella che hai visto. Giallina e semi-nuova. Continui ad immaginare la tua. Crollata. Se quel ballare di stanotte non si fosse fermato come invece poi, è stato. Se non si fosse trattato solo di una paura arrivata realmente soltanto l'indomani mattina, dopo essermi resa conto veramente dell'accaduto, se non fosse stato solo una bruttissima sensazione, se non fosse stato soltanto un rendersi conto del terremoto, aitutata anche in quel frangente del non capire bene l'entità della cosa. Se non fosse stato solo l'armadio che si muoveva pericolosamente verso il letto e dello stesso, il letto, che sussultava contro il muro con forza, se quello spavento non si fosse fermato a gli antifurti che suonavano impazziti e ai rumori che la casa che tirava fuori tutti insieme, tutti rumori che solitamente dormono. A quell'ora e sempre.


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sabato, 28 marzo 2009

Esistenze

Esiste una fermata dell'autobus nel bel mezzo delle Mura Vaticane, ed esiste un ragazzo che è lì a leggere uno dei libri che mi hanno segnata di più, ed è lì in modo così naturale che mi fa quasi pensare che forse lui c’è sempre stato, lì. A leggere un libro alla fermata nel bel mezzo delle Mura Vaticane. E tutto questo, io posso vederlo mentre l’autobus procede lento causa lavori, ed il vigile anche lui lento, fuma in servizio, allora io mi domando: ma la potrà fare questa cosa? Forse no.

Poi vado oltre ed allora vedo che esistono degli scorci stupendi da quassù, se sei abbastanza veloce da infilarti con lo sguardo tra un palazzo e l’altro.

Poi proseguo e scopro che esistono ancora i tetti e le terrazze di via Candia, bellissime e fiorite. Ed esiste la mia nostalgia per i tempi in cui ero piccola ed andavo a farmi rubare baci in cima alle scalette che collegano le mura a via Candia. E il piazzale della chiesa, e poi, se arrivi in fondo con lo sguardo c’è anche Piazzale degli Eroi. Quanti pomeriggi a giocare ad essere grandi.

Poi casa di nonna, e il tratto di strada fino alla chiesa fatto tutto d’un fiato, per non avere paura, stringendo il lucidalabbra alla fragola in tasca. Che se ti metti il lucidalabbra sei grande e se sei grande non puoi avere paura della strada.

E poi quell’unica volta in cui un signore che mi sembrava strano, mi ha rivolto la parola, dicendomi in un modo spaventoso “stai attenta”, sono tornata di corsa su da nonna, col sole caldo delle 17 in estate e l’odore della minestra con i ceci, o forse erano patate? che riempiva tutta la casa.

E lei che vuole sapere chi era stato, e cosa aveva detto. E io che quel giorno rinuncio al lucidalabbra alla fragola e all’essere grande e mi faccio accompagnare da zia, con nonna in finestra a seguirci con lo sguardo attento, fino a che non svoltiamo l’ultimo angolo visibile.


 

postato da PleiadiElisewin alle ore 15:03 | link | commenti (5)
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venerdì, 27 febbraio 2009

scrivo

Scrivo, scrivo...Scrivo per lei che mi chiede " ma tu sul blog non scrivi più?"
Scrivo per quell'altra che mi coinvolge, mi aiuta, mi capisce, mi perseguita, mi tenta, mi sbilancia, mi fa ridere.
Scrivo perchè mi piace ancora questa pagina bianca, nonostante tutto.
Scrivo della rabbia per un posto in cui non mi ritrovo più, una città...un paese, che cade in pieno nella trappola della paura, della xenofobia,
in un posto fatto di discorsi sempre uguali al bar, di ronde, di difese inutile e sterili.
Perchè mi piacerebbe fare qualcosa ma non so cosa fare
se non dire a tutti come la penso: di non lasciarsi intrappolare, di non rinunciare a pensare con la propria testa e a parlare per le esperienze che, personalmente, si fanno. Lasciando da parte i "sentito dire".
Scrivo perchè dopo aver tanto letto, mi piace scrivere: dei racconti di Francesco Piccolo, che me ne avevano parlato ma non pensavo così,
di quelle cose che leggi e pensi: non ci credo, esiste qualcun'altro, oltre me, che si sofferma su queste cose apparentemente inutili, superflue e poi vai oltre e una descrizione profonda e mai pesante, scorrevole e piacevole.
Scrivo ancora,
scrivo poco...ma scrivo ancora.
postato da PleiadiElisewin alle ore 11:11 | link | commenti (8)
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lunedì, 02 febbraio 2009

ma che schifo

Non capisco,
i media continuano a riferirsi ai rumeni chiamandoli, extracomunitari, quando invece lo sono- comunitari- e già da parecchio.
Stupri e sempre i soliti capri espiatori da incolpare,
riducendo un grande problema e di vasta portata alla diatriba "razzismo si o razzismo no?"
fino a che si continueranno a crescere generazioni col mito del divertimento a tutti i costi,
che non leggono,
che non viaggiano,
che non conoscono,
che non si sforzano di aprire le loro menti, cosa ci si può aspettare?
E fino a che questi giovani si sentiranno superiori ad una donna, ad una persona con un colore della pelle diverso dal loro, ad uno straniero, ad un senza tetto,
niente potrà mai cambiare.
Un poliziotto, spara al vicino di casa senegalese, in Italia da anni e con lavoro e permesso di soggiorno,
così. Gli spara.
Tre ragazzi, di età così tanto diverse da loro, il che fa decadere il concetto di generazione, perchè quei  3 fenomeni dell'altra sera appartenevano, minimo a due generazioni diverse. Se non tre; per noia decidono di fare un falò,
ma non in spiaggia bensì su una panchina e
non andando a raccogliere legna e poi magari prendere una chitarra e suonare fino all'alba e ...chessò, farci scappare pure una sana trombata,
no. troppo facile, danno fuoco ad un uomo,
che oltre ad avere la sfiga di trovarsi in un paese straniero,
senza lavoro nè casa,
in una-non proprio- viva cittadina del litorale laziale,
incappa in tre dementi. Che decidono di "svoltare" la serata, senza però l'intento di ucciderlo eh? No, poveri, loro non sono mica razzisti, sono annoiati.
Mi domando, ma i fllms porno non li noleggiano più?
E Alemanno che ricorda ai tre geni di non doversi fare giustizia da soli,
e se il loro gesto è scaturito da un circolo vizioso di violenza da parte di stranieri e reazioni xenofobe, no no no, non va bene, nessuno deve farsi giustizia da solo.
Due domande:
1)che cazzo c'entrava quello che stava dormendo? Vigliacchi di merda.
2)perchè non lo ha ricordato a chi voleva linciare i rumeni fuori dal commissariato?

Non vedo luce, come si dice.
Non vedo via d'uscita.
Non mi va nemmeno di continuare a scrivere...
postato da PleiadiElisewin alle ore 19:00 | link | commenti
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giovedì, 22 gennaio 2009

di corsa

Di corsa,
tutto quello che faccio lo faccio di corsa.
Quasi sempre, se non mi fermo a pensare e non mi impongo di andare piano. Ma occorre concentrazione per riuscire nell'impresa.
Altrimenti, di corsa.
Tranne lo svegliarmi al mattino, quello no. Non è possibile, quella è l'azione lenta, più lenta della giornata. Ma da quando esco di casa, inizio la corsa, a piedi, con la macchina. Comunque corro,
anche se sono in anticipo, corro.
E mi perdo le cose, le chiavi nella borsa, il telefono, i fogli per il lavoro, mi perdo numeri di telefono e cose da fare. Mi incastro con il maledetto filo dell'auricolare al quale mi sono convertita da poco, quando qualche settimana fa mi sono vista guidare con il polso, l'agendina aperta in una mano, la stessa mano che la sfogliava ed il telefono nell'altra.
Un ufficio ambulante e nessun clacson che suona dietro, che anche mentre parlo al telefono per lavoro, durante la guida, corro comunque. Corro. Quindi nessun interferenza alla mia strada, ma forse l'auricolare può essere utile, mi sono detta. E così sia.
Corro su e giù per le scale delle scuole e quando esco -di corsa- per prendere la macchia e dirigermi -di corsa- verso l'altra scuola, trovo una sorpresa per nulla piacevole: una macchina parcheggiata in doppia fila dietro la mia, mi blocca l'uscita. Suono il clacson...dai su, penso...io vado di corsa.
Ma niente, nessuno sembra arrivare. E il parcheggio non sembra frequentatissimo. Torno di corsa dietro la scuola, e domando se forse qualcuno...Ora chiedo, mi dice la bidella...Aspetto qualche minuto, torno giù e mi attacco al clacson, ancora nulla.
Torno nella scuola e la bidella mi dice che il proprietario della macchina incriminata di certo non si trova nella scuola, ma che c'è un funerale in chiesa e quindi....
come se fosse la cosa più normale del mondo. cerco di capire il nesso, fatico un po', poi lo capisco e mi sforzo di non prendere a calci chiunque mi passi a tiro.
E' tardi, sto quasi per essere in ritardo, chiamo la ragazza che lavora con me e le dico di andare avanti, di iniziare la lezione e le do delle direttive, mentre sto attaccata al clacson e -naturalmente- sotto la pioggia.
Mi impunto, chiamo  i vigili. Vigili che mi domandano se non ho cercato il proprietario, che magari è lì intorno...Sempre più perplessa cerco di spiegare loro che è mezz'ora che "lo cerco". Mi dicono che ora vedono se...senza promettermi nulla e soprattutto senza farmi sperare in niente di buono. Intrappolata. Io. Io che vado sempre di corsa. Inizio a farneticare in solitudine sull'incuviltà della gente, sulla stupidità, pensa alla chiave che passa sulla carrozzeria e lascia un bel segno a monito di ciò che non va fatto. Non vanno imprigionate le persone.
Sclalpito, torno nella scuola intenzionata a chiamare di nuovo i vigli, poi lo vedo, è un uomo, si dirige verso la macchina maledetta. Lo raggiungo, è già nell'abitacolo, chiuso dentro. Mi avvicino pronta a lanciare una serie di improperi e di insulti, poi lo vedo: occhi annacquati e capelli bianchi, un cappello a coprire la testa bagnata. Accanto a lui, la moglie, una nonnina col vestito buono...forse tornavano dal funerale, o forse erano in giro per dottori, quelle trafile così faticose e che poi danno  tutte le stesso verdetto.
Busso sul vetro, sono sotto l'acqua, con la borsa tra le braccia visto che la cinghia si era rotta per correre, poco prima, tira giù il finestrino con aria sospetta, ma pronto ad aiutarmi -nel caso-
Gli dico soltanto..."Mi...mi ...mi ha lasciato un'ora qua fuori."
La sua faccia. Avreste dovuto vederla. Dispiaciuto. Senza parole.
Interviene la moglie: "Lo scusi tanto è che..."
Io alzo le spalle, e gli suggerisco: "Andate però ora, ho chiamato i vigili."
Saliamo nelle rispettive macchine e ce ne andiamo tutti: io ed i vecchietti teppisti.
Sorrido mentre l'incazzatura come per magia se ne va...riaccendo la macchina e riparto.
Ricomincio a correre.
postato da PleiadiElisewin alle ore 20:12 | link | commenti (5)
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mercoledì, 07 gennaio 2009

Paris

Dimenticate i parigini snob
che non si sforzano di parlare italiano, nè di capirti
e che non danno indicazioni per strada. Perchè non ci sono stati, e se ci sono stati noi non ce ne siamo accorti.
C'è stato un freddo bello, secco, di quelli che ti fanno sentire vivo, con un sole quasi sempre assente ma che sembrava esserci lo stesso.
Un vento che ghiacciava il naso e le guance, che erano le uniche parti a rimanere scoperte.
Le strade popolari dei quartieri più periferici, le strade di Pennac per intenderci, dove africani, magrebini, indiani vivono insieme come una grande famiglia in cui collaborano tutti.
Con i phone center sempre aperti e sorridenti,
L'odore di carne speziata delle mille e mille boucherie che iniziano a cuocere già dalle prime ore del mattino, che piazzano sul girarrosto mille e mille polli che, pazienti, girano e girano dorandosi sempre più, fino a diffondere quell'odore forte in tutte le strade.
I negozi di frutta che quasi esplodevano di ogni colore e forma particolare, dai prezzi inarrivabili, E con tanta frutta fuori stagione che non vedo perchè dovrei mangiare ciliegie a dicembre,
E la neve, poca. Ma quel poco che basta per dire: ci sono stata anch'io. A colorare di bianco questa città, per voi.
Notre Dame, su cui non si riesce a salire, vuoi per la chiusura causa ghiaccio, vuoi per la fila interminabile.
La Tour Eiffel, da cui mi aspettava così poco...sarà stato poi per questo che quando sono scesa dalla metro e mi ci sono ritrovata sotto ho sentito una specie di emozione, forte, un nodo alla gola.
Il Trocadero, imponente che abbiamo finalmente scoperto.
I banchetti di churros, delle cose meravigliose e frittissime che escono dall'olio bollente e si rotolano nello zucchero, per poi tuffarsi proprio nella tua bocca, Bollenti ma che non te ne accorgi che lo sono, tanto è il freddo.
Pigalle: rossa e sporca, del sesso solo visto e poco consumato in quei night e peep show anni '80. Che ti viene da domandarti se le signorine che sono nascoste lì dentro siano le stesse delle vecchie foto messe fuori ad invogliare, con poco esito, chi transita da quelle parti.
Pigalle in cui passi davanti a sexy shop, rosticcerie grece ed alimentari, in cui le signore tornano dalla spesa con le sporte in mano e passano davanti a foto oscene, con tanta naturalezza.
E poi basta inerpicarsi per una salita, magari proprio rue lepic, per giungere a Montmartre: la poesia, il turismo che ormai cerca di succhiarsela tipo vampiro, la magia che però non si riesce a cancellare del tutto. La giostra, la funicolare che porta al Sacre Coeur, la veduta di Parigi e poi ancora più sù fino a Place du Tertre che esplode di tele colorate e di pittori, in cui se passeggi ti fermano mille volte per chiedere se vuoi un ritratto, piena di gente, che vorresti tanto vedere vuota. Ma sai già che sarebbe un'ardua impresa.
E poi Amelie, che se hai visto quel film non puoi non rivederla tra le vie di Monmartre e non parlo del cafè les deux moulines dove hanno girato parte del film ed ora campeggia in bella mostra un suo poster, parlo delle strade. La vedi sotto il Sacre Coeur, quando telefona dalla cabina, al Canale saint Martin quando lancia i sassi, nelle stazioni della metro. La vedi, c'è.
E poi il quartiere latino pieno zeppo di cibo che ci arriva addosso da tutte le direzioni, greco, africano, marocchino, cinese e Saint Michel, la nostra tappa mattutina per la petit dejeuner.
Le Marais e Bastille, dove probabilmente mi piacerebbe vivere. La zona ebraica e mille negozi favolosi e i pubbetti dove bere ad un prezzo decente e fare due chiaccere col barista simpatico. Un dedalo di viuzze che ti porta sempre in qualche posto interessate.
La catena di supermercati Monoprix, dove è piacevole passare anche se non occorre comprare nulla, solo per il gusto di ammirare come sono disposte le cose, e quante cose particolari e gustose ci sono.
Parigi e colorata, dettagliata, ordinata ma anche caotica e sporca e gustosa.
Parigi è tante cose. E' viva. E' emozionante.


postato da PleiadiElisewin alle ore 10:07 | link | commenti (5)
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lunedì, 15 dicembre 2008

jingel bells


Stamattina, supero tre ore di traffico e strade allagate e riescoa arrivare a scuola. Nella scuola in cui tengo, da sole 4 settimane, un laboratorio di teatro, oggi con l'occasione degli auguri di Natale, c'era in programma una piccola lezione aperta con i genitori dei bambini, un idea malsana e rischiosa, naturalmente mia.
Pochi altri si mostrerebbero ai genitori in una lezione aperta, con dei bambini che ancora conoscono poco. Troppo poco. Ma mi andava di vedere i volti di questi genitori, e mi sembrava giusto far vedere loro, il mio, di volto.
Arrivo quindi trafelata e sull'orlo del ritardo
e come ogni volta che devo parlare in pubblico -io arrossisco ancora- mi concentro sul volto che mi sembra più piacevole e "buono".
La vedo in prima fila, una signora di mezz'età, dagli occhi limpidi,
penso:" sembra la maestra Coppini", la mia maestra delle elementari.
Vado avanti con la lezione, che si svoge bene, lei mi sorride e il mio metodo pare funzionare, non guardo molti altri volti, mi concentro su lei  e su altra mamma giovane sorridente e fornita di pancione bellissimo.
Termina la lezione, lei mi guarda compiaciuta e convinta, la mia signora dagli occhi limpidi...ringrazio tutti ed esco dalla classe,
non resisto, sono curiosa, si sa...e chiedo conferma alle maestre dei bimbi e scopro che quella signora dagli occhi dolci, era proprio lei, si trattava della mia cara e dolcissima maestra.
Vado a salutarla, lei dopo averle detto il mio nome mi stringe felice e stupita, continuando a dirmi..."cara...brava..." e nel suo abbraccio che fu per tanti anni, abbraccio di  mamma ed oggi è stato per qualche minuto un abbraccio di nonna,  mi sciolgo in lacrime, lacrime dolci, di bambina da consolare, lacrime buone di un'infanzia felice.
Senza saperlo la mia maestra mi aveva vista all'opera nel mio lavoro "da grande" e questo mi ha riempito di una gioia immensa.
Oggi ho ricevuto il primo regalo di Natale, e probabilmente il più bello per quest' anno.

postato da PleiadiElisewin alle ore 20:16 | link | commenti (5)
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venerdì, 12 dicembre 2008

 

Non  ha resistito ed è andata ,Lei si è sentita come la sua Roma...eccitata, spaventata, stupita

E si è andata ad affacciare.

La macchina fotografica un po’ per caso ed un po’ no, con lei.

Tanta gente, forse troppa, Lei presuntuosa non crede che tutti abbiano i suoi stessi motivi per andare lì a scattare foto.

Voleva esserci

E soprattutto voleva fotografare un posto.

Lì sotto l’arcata di quel ponte una bambina di 6 anni ed il suo giovane papà andarono,

tanti anni fa

a lasciare le loro firme.

Lei crede fortemente che quei due

Siano rimasti la sotto.

 

Ma stanno bene. E ridono di tutto questo panico.

postato da PleiadiElisewin alle ore 19:17 | link | commenti (3)
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sabato, 29 novembre 2008

wow

Metti due amiche diverse tra loro, entrambe altamente improbabili ma che per magia, si mescolano così bene come il rhum con la menta ed il lime...
ecco che esce un bel Moijto.
Che poi non abbiamo bevuto ieri sera, troppo freddo, per un cocktail così estivo.
Metti che sfidi la pioggia e te ne vai a Trastevere a fare un aperitivo e alle 18.30 sei già brilloccia e pericolosa quanto basta.
Metti pure che devi raggiungere il tuo fidanzato che, insieme al fidanzato di una delle due amiche e anche insieme ad un altro, suonano in un gruppo.
E metti che quella sera dovevano suonare in un posto un pò diverso dai soliti scantinati, pubbetti fumosi e via dicendo..ma dentro una meravigliosa Villa Medici.
Metti che tu però sei sempre tu, te ne freghi un pò e ti presenti colorata, colorita e tutto quello che c'è...come sempre.
Metti che con le tue amiche, sfidi gli sbadigli che qualche performance poteva creare, li superi ed attendi. Mentre scatti qualche foto, ti guardi intorno, ti trattieni dal ridere come a scuola. E ascolti musica. Bevi.
Chiaccheri.
Ne esce una serata fantastica.
Risate a non finire.
Benessere.
Testa libera da ogni cosa.
postato da PleiadiElisewin alle ore 14:41 | link | commenti (3)
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venerdì, 21 novembre 2008

...


E' stata anche a correre qualche volta, ora che ha un pò di tempo libero in più.
E' stata a conoscere il nuovi bambini con cui lavorerà, con cui terrà questi laboratori e che a fine maggio porterà sul palco..[ehhhh, parolone!] per un spettacolino che farà felici e soddisfatti spero, soprattutto noi che ci abbiamo lavorato tutto l'anno.
E' stata alla sua prima lezione di TeatroTerapia e ne è già entusiasta. E desiderosa che arrivi presto il prossimo mercoledì.
E' stata in una segreteria a parlare di cose che lei non conosce affatto bene, ma lei si sà, sà fingere. E a quanto pare la cosa le riesce bene.
E' stata sotto il diluvio di Roma dei giorni passati, e sotto il piumino caldo caldo.
Ha sentito una mano coprirle la schiena, stanotte, quella schiena che per un motivo o per l'altro le si scopre sempre. Era lui, dormiva già ma come un gesto automatico le ha coperto le reni, con cura ed attenzione.
Questo le ha dato la conferma di quanto sia importante ora per lei avere Lui ed esattamente Lui accanto. Che le copre la schiena scoperta.
Ha letto il tanto sospirato libro della Munro: "Amico, Nemico, Amante..."ed ora legge" l'eleganza del Riccio", e la prende di già. La prende molto.
E' stata alla serata di presentazione di un cd in cui c'è anche una canzone del gruppo del suo amore. Ed è stato bello vederlo lì e sentire i complimenti che gli venivano rivolti.
E' stata minacciata, per aggiornare il blog dalla sua amica-mattarella.
E' stata al concerto dei Negramaro, ed ha ascoltato una canzone stringendo le mani che sà, per certo, le saranno sempre vicine. Quella della sua sorellina.
Ha ripreso a parlare in terza persona, e questo forse non è tranquillizzante.
Però sente che ha di nuovo voglia di scrivere. E di guardarsi intorno. Con calma.


















                                                                               [le mani sue, e della sua sorellina]
postato da PleiadiElisewin alle ore 09:04 | link | commenti (4)
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domenica, 02 novembre 2008

ritorno

E' vero che facciadilibro è un circolo viziosissimo
che ti fa ricordare il sapore delle pizzette al prosciutto e formaggio mangiate a scuola
e la musica dei Queen.
E poi indietro, il bacio a stampo dato fuori la scuola media che con stupore scopri di non essere l'unica a ricordare
e poi più indietro ancora, fino a focalizzare il viso e la merenda del compagno di elementari
e ritrovarlo sposato con prole.
E' vero anche che il tempo è quello che è..e che si cambia lavoro, con ansia e trepidazione
e stupore e gioia per quello stipendio leggermente più consistente e
per il lavoro che non ti senti più di regalare a qualcuno,
ma solo a te stessa.
Di freddo, ancora nemmeno a parlarne
ma di pioggia si, eccome... tanta, fitta, insistente, che mette a dura prova la nostra eterna città.
La consapevolezza di avere una famiglia speciale
e la sensazione che qualcosa di grande si stia diluendo molto, e stare lì inerme e impotente ad osservare uno scempio, come chi aggiunge l'acqua al vino o alla coca-cola. Che orrore, eppure...
Pensare di essere stata per tanto tempo un mezzo cerchio, che cercava l'altra metà per completarsi..ed ogni volta la sensazione di perfezione, di completezza. Ecco, stavolta è lui la metà che cercavo.
Diventare poi un cerchio completo, da sola. Con gli errori, le botte, i lividi, le passioni, le letture e i tramonti e tuttò ciò che mi ha costruito, pezzo per pezzo.
E trovare poi un altro cerchio. Con cui passare la mia vita. Magari essendo concentrici alternanti, chissà...
Capire che la completezza bisogna cercarla prima dentro di sè e poi fuori.
E assistere con rabbia e terrore a politicanti pericolosi che cercano di farci tornare ai tempi bui di un regime che credevamo passato,
e la polizia amica dei fasci,
e le botte ai ragazzi
e le botte pure a me, forti..anche se quella mattina non ero fisicamente lì.. le botte le ho prese pure io.
Botte al mio credere ancora in un futuro.
Resistere ora più che mai.E diventare grandi. O qualcosa del genere. Ehm...




postato da PleiadiElisewin alle ore 19:11 | link | commenti (9)
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sabato, 27 settembre 2008

autunno

Ma chi lo dice che non esistono più le mezze stagioni?
E non è autunno questo?
Freddo la mattina e caldo all'ora di pranzo.
Con l'aria frizzantina che ti fà venire voglia di inverno e nostalgia dell'estate.
Desiderio di thè in bustine di seta con le amiche, vecchie e nuove.
E di vaniglia e cioccolata.
E il panico da cambio di stagione, e una giacca nuova da comprare. E chiudersi alla Feltrinelli fino a che fuori non diventa buio.
La voglia di comprare un ferro da stiro, di quelli potentissimi con la caldaia, che ti fà pensare: come cambiano le cose.
E la passeggiata con la sista, che sai già, diventerà una piacevole abitudine.
E il ritorno della donnamica.
E sbirciare nelle vite dei vecchi amici, attraverso
faccia di libro che è un pò geniale ed un pò terribile.
Lavorare anche nei week end e pensare che questa storia finirà presto, appena possibile..
Amare
Temere
Avere necessità di scrivere la parola  "tumore", perchè ognuno esorcizza come può.
Ognuno si salva come può, l'ho sempre detto. Lo dirò sempre.
postato da PleiadiElisewin alle ore 11:07 | link | commenti (1)
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sabato, 20 settembre 2008

Povera Patria

Povera patria... Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.

Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

-Franco Battiato-

postato da PleiadiElisewin alle ore 11:17 | link | commenti
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lunedì, 08 settembre 2008

eccomi

Cerco su un forum di giardinaggio il periodo migliore per  piantare semi di peperoncino.

Si perchè un peperoncino rosso e 400 foto sono l’unica cosa che ho riportato con me da questo week end lungo in calabria,

Che mi mancava lo sapevo gia

ma l' ho saputo più forte quando ho rivisto il golfo che preannuncia Soverato.

La statale, la pasticceria e poi Isca.

Cosi cambiata. Che cerca affannosa di adeguarsi ai tempi che passano e che si lascia stuprare con parcheggi,

Strade asfaltate

Residence

Un lido il cui nome è tutto un programma.

Che cerca di diventare qualcosa che io già sò, mi piacerà meno.

Meno di quello che ricordo io.

La via del mare senza luci

Le strade sterrate

I bar orribili.

Il nuovo che avanza e lasciamolo avanzare

Staremo a vedere.

Intanto il matrimonio di un amica che piccola piccola..c' ha fregate tutte…ma noi lo sapevamo gia

È sempre stata grande lei.

Ed ora anche moglie.

Una sposa così semplice e bella che era proprio lei. La stessa dei falò, delle nottate, della pipì dietro le dune, dei bagni al mare di giorno e dei bagni al mare di notte, delle mangiate in 70. sempre lei. Solo vestita di bianco,

e felice.

E poi sorridere pensando che bisogna arrivare in Calabria per partecipare ad un matrimonio che termina alle 2 di notte dopo una cena luculliana e tante tarantelle a bordo piscina, ma termina solo per finta perché dopo aver salutato gli sposi che fingono soltanto, e pure male.. di credere ai saluti…ed invece sanno, eccome se sanno…in realtà poi ci si cambia e ci si ritrova per preparare la serenata agli sposi.

Si accordano gli strumenti e si arriva a piedi, tutti insieme, cantando canzoni da serenata, sotto casa degli sposi che dietro a delle finestre chiuse fingono di dormire.

E si canta guardando la finestra…due tre canzoni…si fanno desiderare

Poi ecco che le serrande vengono tirate su…e loro si affacciano stravolti ma felicissimi.

I fuochi d artificio…i canti e i balli…

E poi la porta di casa che si apre e una ad una le donne di casa che escono e con un organizzazione che nemmeno i migliori catering ti sfoggiano un rinfresco dei migliori.

Come se niente fosse, si ricomincia a mangiare e a bere. come se nn fossero le 4 del mattino.

Mi manca la Calabria e mi è mancato non andare per due anni.

Ma il debutto nella societa calabra il mio amore l' ha fatto, il battesimo è avvenuto.

E quel mare splendido è stato un complice fantastico, non poteva comportarsi meglio…

Non poteva lui, stamattina mentre in macchina ripercorrevamoo la statale riavvicinandoci a Roma non dire…la prossima estate scendiamo due settimane...

Sorrido.

E la mia amica..è sempre più bella.

Ora sono quasi pronta per questo Settembre.

postato da PleiadiElisewin alle ore 21:24 | link | commenti (6)
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martedì, 26 agosto 2008

Sono

Paolina.
Sally.
La donna che ha lottato tanto [perchè il brillare naturale dei suoi occhi non lo scambiassero per pianto]
Bianca.
Lisa.
Julie.
Cara.
Elymania.
Una volta una persona mi ha detto.
Una volta una persona.
Una volta.
Una.
Io.

Forse qualcuno di voi  conosce queste donne, forse tutte, forse solo una, forse nessuna. Io di certo le conosco tutte. E bene.

Poco fà ho tagliato un pezzo dei miei capelli, nella vasca. Erano troppo lunghi ed io non avevo tempovogliasoldi da buttare in un parrucchiere.
Sono ricci, non dovrebbe vedersi che sono stata io a tagliarli. Secondo me non sono venuti male.


postato da PleiadiElisewin alle ore 14:26 | link | commenti (14)
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domenica, 17 agosto 2008

tutto qua

Andata  e ritorno.

Breve ed intenso come un click, come una foto, come un lampo, come un pensiero che ti attraversa la mente e quando te ne accorgi è già lontano.

Come un concerto degli Afterhours, molto più rock, molto più duro, molto più sudato. Molto più spaventoso. Si ringrazia la tipa che reclama sempre a gran voce “Facci strategieeeeeeeeeee” per averci risparmiato la sua presenza. Manuel Agnelli per averci risparmiato i suoi sputi ed il mio amore per l’ottima interpretazione.










Click. Come i nostri cinque giorni in una Toscana blu. Intensa. Riposante. Calda. Ventosa. Bella più che mai.
La spiaggia dell’Albarone che sembra non volevci accogliere ma poi…si sa…alla fine vinciamo noi. E attraversare il parco della Maremma per raggiungerla, tra daini, buoi e cavalli e poi...purtroppo trovarla nascosta tra troppa gente, ma immaginarsela vuota, solo piena di quegli inevitabili rami che la rendono così selvaggia.
Immergersi per un bagno rigenerante.









 

e poi dormire un pò al fresco dei pini, una macchina è una piccola casa, a volte...










E poi il cibo, buonissimo. Ed il vino, ancora di più.
E la compagnia, una famiglia sgangherata e un po’ folle, ma bella…accogliente ed ospitale. Il pensiero che non si vivrebbe affatto male qui.
Poco importa dei moscerini che invadono Castigliane del Lago e della sua salita da giramento di testa.
Già la via dell' Amore a Pienza, da sola…ne vale la pena.
La chiesa di San biagio a Montepulciano.
E le strade, quella Toscana gialla e marrone.










Click. Breve e indolore.
Non proprio indolore invece la brutta sorpresa che ci ha accolto al rientro. No…nessuna pianta è morta, il sistema di irrigazione fai da te ha avuto successo, è stata invece la manina della sottoscritta nonchè padrona di casa, a combinare il danno, staccando –senza un motivo ben preciso- la spina del frigorifero, pensando fosse quella del gas(?), senza consultarsi con l 'incazzatissimo padrone di casa, mandando in malora tutte e dico tutte le scorte di cibo. Caso vuole che i due padroni di casa prima di partire avessero riempito ben bene il frigo bello, facendo una spesa grande.

Sorpresa pessima accompagnata da un fetore inenarrabile, che ci hanno fatto pensare che questa nostra Roma forse non ci vuole più davvero (trattasi in realtà solo del rincoglionimento della sottoscritta ma…poco importa…)

Click. Come il tappo dello shaker quando lo apri e come il ramentto della menta quando lo spezzi, quel profumo che resta sulle mani per un po’. E il terrazzo di casa nostra che diventa un moijtaro.
Il tutto sotto la benedizione di un eclissi lunare.

E mia...che vi osservo. Occhio.

postato da PleiadiElisewin alle ore 12:56 | link | commenti (7)
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sabato, 26 luglio 2008

di concerti

La pasta nei contenitori di plastica non si può certo mangiare nell'Auditorium
e allora fermiamoci su queste panchine.
Buona. Ottima. Sediamoci qui a gustare il frutto del lavoro del mio Amore.
Poi si entra nel bar ed io scelgo un tavolo, proprio accanto a quello in cui -solo dopo capisco- si sta svolgendo un intervista.
Molto rilassati tutti. Un pò fighetto qualcuno. Molto adoranti le donne.Troppo.
Noi beviamo e fumiamo e aspettiamo.
Loro hanno provato lì, si poteva assistere. Lo abbiamo fatto, qualche minuto.
Poi aprono ed entiamo, prendiamo i nostri posti, laterali..ma sembra esserci una buona visuale. Peccato il parterre fosse tutto pieno, da lì forse si sarebbe visto meglio.
Saluto un paio di amici, che si incontrano raramente e sempre molto volentieri.
Avrei scommesso su qualche altro incontro, che invece non c'è stato.
Si spengono le luci, da qualche movimento ci sembra di capire che saremo i benificiari di una bella sorpresa.
E infatti.
Ecco la sorpresa.




Iniziano il concerto sugli spalti, a due gradini di distanza dal nostro posto.
Un falò. Uno di quelli che tanto mi mancano.
Loro nel salone di casa mia, più o meno.
Generosi. Generosissimi.
Gli Aferhours nella loro forma migliore, almeno...la forma migliore in cui io ho avuto la fortuna di vederli.



Ed ora mi metto buona  buona sul pontile di Ostia fino al 6 agosto, ad aspettare il loro ritorno.


Basta così. Non vi parlerò dell'Olimpico, dove ho visto un concerto con la Chiccolina solita ed indispensabile compagna di viaggio. E con un amico invisibile. Di una camicia tolta che non ci ho voluto credere fino all'ultimo ed invece c'è stata. Che capisco poco..ma comunque...
Di un concerto a Verona a cui non mancheremo, sempre con la nostra comodissima organizziazione: ok si dorme due ore e si riparte.
Di un sospiro di sollievo che abbiamo tirato. E dei momenti duri che comunque arriveranno. E di punture di ormoni femminili che spero non cambino troppo l' uomo che mi ha generata. E delle loro risate su questa disavventura e dell'amore che si vede venire fuori traboccante ed unirli, per affrontarla al meglio.

Non parlerò del  film Riprendimi che mi ha incantato e sconvolto.

Di due nuovi amichetti che sono nati a 5 giorni di distanza, Alberto e Ginevra.

Sono stanca, inquieta, preoccupata, entusiasta, frenetica, desiderosa di fare e di non fare
e molto molto soddisfatta.

Tutto qui.
postato da PleiadiElisewin alle ore 19:51 | link | commenti (11)
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