"..Accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde..."
lunedì, 01 giugno 2009
Ci sono tante piccolissime cose che attirano la mia attenzione
e mi fanno emozionare,
a volte commuovere...fino all'orlo degli occhi. Tanto da riempirli.
Cose invisibili per la maggior parte delle persone - e questo non lo suppongo, questo lo so, perchè spesso mi è capitato di chiedere conferma di questa mia recettività non sempre benvoluta.
Sguardi, movimenti, anche cose del tutto naturali e premure, attenzioni.
Come l' emozione dell' odore dell'asfalto, in estate, dopo la pioggia. Che rinfrancato dal tanto caldo, sale su a pervaderci di quell'odore che è solo quello.
E quello dei gelsomini in fiore, quei piccoli ed appiccicosi fiori con cui un tempo, avrei desiderato ornare un abito semplice e bianco.
Poi c'è l'emozione che diventa rabbia, come quella sperimentata nel vedere un uomo nel mezzo del suo lavoro, che al semaforo, si china a raccogliere la sua mercanzia: accendini e fazzoletti, con affanno, 'che il semaforo è diventato verde e la gente ha fretta. suona. corre. Lui a testa e corpo bassi a raccolgliere colpe non sue, non è stata infatti una sua distrazione a far volare tutto a terra, è stato il colpo di un uomo anziano, che dalla macchina ha preferito dare una manata anzichè dire un semplice " no.grazie."
Un uomo che ho rincorso, e che ho affiancato per dirgli "Lei è un ignorante", un uomo con un abito di buona fattura, una testa canuta e uno sguardo neutro, un uomo che dovrebbe spingere i nipoti sull' altalena invece che infastidire chi prova a lavorare.
E la mattina presto d'estate: quell'aria piena di promesse.
E poi l'emozione di due pancie amiche piene di bimbe.
E quell'uomo seduto fuori ad uno splendido casolare vicino Siena, così tranquillo e solo di quella solitudine che conosco bene, che è una solitudine non sofferta, ma voluta, piena. Di riflessioni e di pensieri.
E poi, lo sguardo concentrato di un silenzioso padre di una quasi-sposa, intento a spostare un tavolo nel mezzo di un rinfresco: senza nulla da dire, solo da fare, per rendere quello - insieme a tanti altri- un giorno meraviglioso per sua figlia, agire preciso e quasi nell'ombra. Ma inconsapevolmente come un eroico protagonista buono.
E una mamma che si nasconde per immortalare un momento per lei importante, che fotografa con aria felice e serena, non so bene cosa. Non lo so perchè non ho voltato la testa: ho voluto manterene quel suo piccolo segreto, senza divenire invadente. Solo osservatrice emozionata e -chi mi conosce l'avrà forse notato- stranamente taciturna.
Mi tengo i miei invisibili e soli groppi in gola ed i miei occhi abbastanza grandi da diventare due laghi pieni di lacrime che non si sa -ogni volta- se decideranno di restare dentro...o di travasare fuori, scorrendo lisce sulle mie guancie.
E' la prima volta, da quando ho delle relazioni con l'altro sesso che si possono definire tali, che provo questa sensazione, che mi fa sentire a volte -stupidamente- in colpa.
Amo il mio uomo di un amore grande, maturo, fatto anche di serate a progettare e a fare conti, a stilare liste delle cose più urgenti da fare, a fare la spesa cercando di stare attenti ai soldi.
Amo il mio uomo anche oltre la passione e le giornate passate a letto a fare l'amore. Lo amo anche quando sono impresentabile ed anti-sesso e alle nove con gli occhi lacrimosi di sonno mi addormento sul divano con un messaggio chiaro ed inequivocabile. E poi lo amo quando si taglia i capelli e io vorrei fare l' amore con lui lì seduta stante, nel bagno piccolo della casa della cugina con tutto il parentame rumoroso che si prepara per andare ad un battesimo.
E lo amo quando la sera mi massaggia i piedi.
Lo amo sempre e forte, anche quando non sembra.
Ma so, lo so bene, che la mia vita continuerebbe anche se un giorno le nostre strade si dovessero dividere.
So che sarebbe un dolore forte e senza fiato, che mi strapperei parte dei capelli che piangerei tutte le mie lacrime domandandomi il perchè.
So che raccoglierei pezzi del mio fallimento, e mi metterei a riempire scatole, 'che certo in questa casa-senza di lui- non resterei mai a vivere.
Mi sento male al solo immaginare questa possibilità, ma so anche che col tempo le lacrime si asciugherebbero e che io ricomincerei a vivere.
Perchè oltre al mio uomo, mio unico ed eterno amore, con cui spero di dividere tutta la mia vita, e costruire una famiglia...oltre a lui: io amo anche me.
E' questa la differenza. Mi sto bene. Mi calzo bene. E con me stessa ricomincerei a vivere.
Certo, vivo meglio con lui, è scontato. Ma non vivo solo perchè c'è lui.
Ho passato gran parte di questa mattinata con un forte senso di impotenza ed inutilità, a trattenere le lacrime...perchè quando si è a contatto con dei bambini, è difficile lasciarli assistere a quello strano spettacolo di lacrime che rigano il volto.
E poi non si sa mai se sia bene, se sia giusto così o meno. Sai bene cosa accadrebbe, è già successo: loro con le loro manine cicciotte ti farebbero una carezza, convinti magari che tu pianga perchè ti sei fatta male.
Ed invece piangi perchè senti di essere stata fortunata e non sai neanche per quale motivo, non sai in base a cosa si nasce nel posto giusto oppure nel posto sbagliato...è un domanda che ti fai spesso, ogni volta che vedi delle scene da un paese di guerra, scene di fame, di disagio, scene di catastrofi.
Ogni volta pensi: perchè?
E' solo fortuna, niente merito, nascere nel punto "giusto" del Pianeta, o meno.
Allora rimani lì, come per un perverso e morboso meccanismo, davanti alla tv o in ascolto della radio, anche davanti ai canali televisivi che normalmente critichi per alcune scelte, le solite, resti comunque in ascolto, come se fosse l'unico modo per renderti conto che quel disastro sta succedendo davvero...e non puoi far altro che restare sconvolta nel vedere quei ragazzi che si abbracciano tra le macerie. Si abbracciano per il solo fatto di essere vivi, di essersi accorti di esserlo. Vivi. Impauriti, stupiti, sconvolti e incredibilmente vivi.
Continui a vedere quelle palazzine crollate e ad immaginare la tua, di palazzina, crollata. La tua palazzina così simile a quella che hai visto. Giallina e semi-nuova. Continui ad immaginare la tua. Crollata. Se quel ballare di stanotte non si fosse fermato come invece poi, è stato. Se non si fosse trattato solo di una paura arrivata realmente soltanto l'indomani mattina, dopo essermi resa conto veramente dell'accaduto, se non fosse stato solo una bruttissima sensazione, se non fosse stato soltanto un rendersi conto del terremoto, aitutata anche in quel frangente del non capire bene l'entità della cosa. Se non fosse stato solo l'armadio che si muoveva pericolosamente verso il letto e dello stesso, il letto, che sussultava contro il muro con forza, se quello spavento non si fosse fermato a gli antifurti che suonavano impazziti e ai rumori che la casa che tirava fuori tutti insieme, tutti rumori che solitamente dormono. A quell'ora e sempre.
Esiste una fermata dell'autobus nel bel mezzo delle Mura Vaticane,ed esiste un ragazzo che è lì a leggere uno dei libri che mi hanno segnata di più, ed è lì in modo così naturale che mi fa quasi pensare che forse lui c’è sempre stato, lì. A leggere un libro alla fermata nel bel mezzo delle Mura Vaticane. E tutto questo, io posso vederlo mentre l’autobus procede lento causa lavori, ed il vigile anche lui lento, fuma in servizio, allora io mi domando: ma la potrà fare questa cosa? Forse no.
Poi vado oltre ed allora vedo che esistono degli scorci stupendi da quassù, se sei abbastanza veloce da infilarti con lo sguardo tra un palazzo e l’altro.
Poi proseguo e scopro che esistono ancora i tetti e le terrazze di via Candia, bellissime e fiorite. Ed esiste la mia nostalgia per i tempi in cui ero piccola ed andavo a farmi rubare baci in cima alle scalette che collegano le mura a via Candia. E il piazzale della chiesa, e poi, se arrivi in fondo con lo sguardo c’è anche Piazzale degli Eroi. Quanti pomeriggi a giocare ad essere grandi.
Poi casa di nonna, e il tratto di strada fino alla chiesa fatto tutto d’un fiato, per non avere paura, stringendo il lucidalabbra alla fragola in tasca. Che se ti metti il lucidalabbra sei grande e se sei grande non puoi avere paura della strada.
E poi quell’unica volta in cui un signore che mi sembrava strano, mi ha rivolto la parola, dicendomi in un modo spaventoso “stai attenta”, sono tornata di corsa su da nonna, col sole caldo delle 17 in estate e l’odore della minestra con i ceci, o forse erano patate? che riempiva tutta la casa.
E lei che vuole sapere chi era stato, e cosa aveva detto. E io che quel giorno rinuncio al lucidalabbra alla fragola e all’essere grande e mi faccio accompagnare da zia, con nonna in finestra a seguirci con lo sguardo attento, fino a che non svoltiamo l’ultimo angolo visibile.
Scrivo, scrivo...Scrivo per lei che mi chiede " ma tu sul blog non scrivi più?"
Scrivo per quell'altra che mi coinvolge, mi aiuta, mi capisce, mi perseguita, mi tenta, mi sbilancia, mi fa ridere.
Scrivo perchè mi piace ancora questa pagina bianca, nonostante tutto.
Scrivo della rabbia per un posto in cui non mi ritrovo più, una città...un paese, che cade in pieno nella trappola della paura, della xenofobia,
in un posto fatto di discorsi sempre uguali al bar, di ronde, di difese inutile e sterili.
Perchè mi piacerebbe fare qualcosa ma non so cosa fare
se non dire a tutti come la penso: di non lasciarsi intrappolare, di non rinunciare a pensare con la propria testa e a parlare per le esperienze che, personalmente, si fanno. Lasciando da parte i "sentito dire".
Scrivo perchè dopo aver tanto letto, mi piace scrivere: dei racconti di Francesco Piccolo, che me ne avevano parlato ma non pensavo così,
di quelle cose che leggi e pensi: non ci credo, esiste qualcun'altro, oltre me, che si sofferma su queste cose apparentemente inutili, superflue e poi vai oltre e una descrizione profonda e mai pesante, scorrevole e piacevole.
Scrivo ancora,
scrivo poco...ma scrivo ancora.
Non capisco,
i media continuano a riferirsi ai rumeni chiamandoli, extracomunitari, quando invece lo sono- comunitari- e già da parecchio.
Stupri e sempre i soliti capri espiatori da incolpare,
riducendo un grande problema e di vasta portata alla diatriba "razzismo si o razzismo no?"
fino a che si continueranno a crescere generazioni col mito del divertimento a tutti i costi,
che non leggono,
che non viaggiano,
che non conoscono,
che non si sforzano di aprire le loro menti, cosa ci si può aspettare?
E fino a che questi giovani si sentiranno superiori ad una donna, ad una persona con un colore della pelle diverso dal loro, ad uno straniero, ad un senza tetto,
niente potrà mai cambiare.
Un poliziotto, spara al vicino di casa senegalese, in Italia da anni e con lavoro e permesso di soggiorno,
così. Gli spara.
Tre ragazzi, di età così tanto diverse da loro, il che fa decadere il concetto di generazione, perchè quei 3 fenomeni dell'altra sera appartenevano, minimo a due generazioni diverse. Se non tre; per noia decidono di fare un falò,
ma non in spiaggia bensì su una panchina e
non andando a raccogliere legna e poi magari prendere una chitarra e suonare fino all'alba e ...chessò, farci scappare pure una sana trombata,
no. troppo facile, danno fuoco ad un uomo,
che oltre ad avere la sfiga di trovarsi in un paese straniero,
senza lavoro nè casa,
in una-non proprio- viva cittadina del litorale laziale,
incappa in tre dementi. Che decidono di "svoltare" la serata, senza però l'intento di ucciderlo eh? No, poveri, loro non sono mica razzisti, sono annoiati.
Mi domando, ma i fllms porno non li noleggiano più?
E Alemanno che ricorda ai tre geni di non doversi fare giustizia da soli,
e se il loro gesto è scaturito da un circolo vizioso di violenza da parte di stranieri e reazioni xenofobe, no no no, non va bene, nessuno deve farsi giustizia da solo.
Due domande:
1)che cazzo c'entrava quello che stava dormendo? Vigliacchi di merda.
2)perchè non lo ha ricordato a chi voleva linciare i rumeni fuori dal commissariato?
Non vedo luce, come si dice.
Non vedo via d'uscita.
Non mi va nemmeno di continuare a scrivere...
Di corsa,
tutto quello che faccio lo faccio di corsa.
Quasi sempre, se non mi fermo a pensare e non mi impongo di andare piano. Ma occorre concentrazione per riuscire nell'impresa.
Altrimenti, di corsa.
Tranne lo svegliarmi al mattino, quello no. Non è possibile, quella è l'azione lenta, più lenta della giornata. Ma da quando esco di casa, inizio la corsa, a piedi, con la macchina. Comunque corro,
anche se sono in anticipo, corro.
E mi perdo le cose, le chiavi nella borsa, il telefono, i fogli per il lavoro, mi perdo numeri di telefono e cose da fare. Mi incastro con il maledetto filo dell'auricolare al quale mi sono convertita da poco, quando qualche settimana fa mi sono vista guidare con il polso, l'agendina aperta in una mano, la stessa mano che la sfogliava ed il telefono nell'altra.
Un ufficio ambulante e nessun clacson che suona dietro, che anche mentre parlo al telefono per lavoro, durante la guida, corro comunque. Corro. Quindi nessun interferenza alla mia strada, ma forse l'auricolare può essere utile, mi sono detta. E così sia.
Corro su e giù per le scale delle scuole e quando esco -di corsa- per prendere la macchia e dirigermi -di corsa- verso l'altra scuola, trovo una sorpresa per nulla piacevole: una macchina parcheggiata in doppia fila dietro la mia, mi blocca l'uscita. Suono il clacson...dai su, penso...io vado di corsa.
Ma niente, nessuno sembra arrivare. E il parcheggio non sembra frequentatissimo. Torno di corsa dietro la scuola, e domando se forse qualcuno...Ora chiedo, mi dice la bidella...Aspetto qualche minuto, torno giù e mi attacco al clacson, ancora nulla.
Torno nella scuola e la bidella mi dice che il proprietario della macchina incriminata di certo non si trova nella scuola, ma che c'è un funerale in chiesa e quindi....
come se fosse la cosa più normale del mondo. cerco di capire il nesso, fatico un po', poi lo capisco e mi sforzo di non prendere a calci chiunque mi passi a tiro.
E' tardi, sto quasi per essere in ritardo, chiamo la ragazza che lavora con me e le dico di andare avanti, di iniziare la lezione e le do delle direttive, mentre sto attaccata al clacson e -naturalmente- sotto la pioggia.
Mi impunto, chiamo i vigili. Vigili che mi domandano se non ho cercato il proprietario, che magari è lì intorno...Sempre più perplessa cerco di spiegare loro che è mezz'ora che "lo cerco". Mi dicono che ora vedono se...senza promettermi nulla e soprattutto senza farmi sperare in niente di buono. Intrappolata. Io. Io che vado sempre di corsa. Inizio a farneticare in solitudine sull'incuviltà della gente, sulla stupidità, pensa alla chiave che passa sulla carrozzeria e lascia un bel segno a monito di ciò che non va fatto. Non vanno imprigionate le persone.
Sclalpito, torno nella scuola intenzionata a chiamare di nuovo i vigli, poi lo vedo, è un uomo, si dirige verso la macchina maledetta. Lo raggiungo, è già nell'abitacolo, chiuso dentro. Mi avvicino pronta a lanciare una serie di improperi e di insulti, poi lo vedo: occhi annacquati e capelli bianchi, un cappello a coprire la testa bagnata. Accanto a lui, la moglie, una nonnina col vestito buono...forse tornavano dal funerale, o forse erano in giro per dottori, quelle trafile così faticose e che poi danno tutte le stesso verdetto.
Busso sul vetro, sono sotto l'acqua, con la borsa tra le braccia visto che la cinghia si era rotta per correre, poco prima, tira giù il finestrino con aria sospetta, ma pronto ad aiutarmi -nel caso-
Gli dico soltanto..."Mi...mi ...mi ha lasciato un'ora qua fuori."
La sua faccia. Avreste dovuto vederla. Dispiaciuto. Senza parole.
Interviene la moglie: "Lo scusi tanto è che..."
Io alzo le spalle, e gli suggerisco: "Andate però ora, ho chiamato i vigili."
Saliamo nelle rispettive macchine e ce ne andiamo tutti: io ed i vecchietti teppisti.
Sorrido mentre l'incazzatura come per magia se ne va...riaccendo la macchina e riparto.
Ricomincio a correre.
Dimenticate i parigini snob
che non si sforzano di parlare italiano, nè di capirti
e che non danno indicazioni per strada. Perchè non ci sono stati, e se ci sono stati noi non ce ne siamo accorti.
C'è stato un freddo bello, secco, di quelli che ti fanno sentire vivo, con un sole quasi sempre assente ma che sembrava esserci lo stesso.
Un vento che ghiacciava il naso e le guance, che erano le uniche parti a rimanere scoperte.
Le strade popolari dei quartieri più periferici, le strade di Pennac per intenderci, dove africani, magrebini, indiani vivono insieme come una grande famiglia in cui collaborano tutti.
Con i phone center sempre aperti e sorridenti,
L'odore di carne speziata delle mille e mille boucherie che iniziano a cuocere già dalle prime ore del mattino, che piazzano sul girarrosto mille e mille polli che, pazienti, girano e girano dorandosi sempre più, fino a diffondere quell'odore forte in tutte le strade.
I negozi di frutta che quasi esplodevano di ogni colore e forma particolare, dai prezzi inarrivabili, E con tanta frutta fuori stagione che non vedo perchè dovrei mangiare ciliegie a dicembre,
E la neve, poca. Ma quel poco che basta per dire: ci sono stata anch'io. A colorare di bianco questa città, per voi.
Notre Dame, su cui non si riesce a salire, vuoi per la chiusura causa ghiaccio, vuoi per la fila interminabile.
La Tour Eiffel, da cui mi aspettava così poco...sarà stato poi per questo che quando sono scesa dalla metro e mi ci sono ritrovata sotto ho sentito una specie di emozione, forte, un nodo alla gola.
Il Trocadero, imponente che abbiamo finalmente scoperto.
I banchetti di churros, delle cose meravigliose e frittissime che escono dall'olio bollente e si rotolano nello zucchero, per poi tuffarsi proprio nella tua bocca, Bollenti ma che non te ne accorgi che lo sono, tanto è il freddo.
Pigalle: rossa e sporca, del sesso solo visto e poco consumato in quei night e peep show anni '80. Che ti viene da domandarti se le signorine che sono nascoste lì dentro siano le stesse delle vecchie foto messe fuori ad invogliare, con poco esito, chi transita da quelle parti.
Pigalle in cui passi davanti a sexy shop, rosticcerie grece ed alimentari, in cui le signore tornano dalla spesa con le sporte in mano e passano davanti a foto oscene, con tanta naturalezza.
E poi basta inerpicarsi per una salita, magari proprio rue lepic, per giungere a Montmartre: la poesia, il turismo che ormai cerca di succhiarsela tipo vampiro, la magia che però non si riesce a cancellare del tutto. La giostra, la funicolare che porta al Sacre Coeur, la veduta di Parigi e poi ancora più sù fino a Place du Tertre che esplode di tele colorate e di pittori, in cui se passeggi ti fermano mille volte per chiedere se vuoi un ritratto, piena di gente, che vorresti tanto vedere vuota. Ma sai già che sarebbe un'ardua impresa.
E poi Amelie, che se hai visto quel film non puoi non rivederla tra le vie di Monmartre e non parlo del cafè les deux moulines dove hanno girato parte del film ed ora campeggia in bella mostra un suo poster, parlo delle strade. La vedi sotto il Sacre Coeur, quando telefona dalla cabina, al Canale saint Martin quando lancia i sassi, nelle stazioni della metro. La vedi, c'è.
E poi il quartiere latino pieno zeppo di cibo che ci arriva addosso da tutte le direzioni, greco, africano, marocchino, cinese e Saint Michel, la nostra tappa mattutina per la petit dejeuner.
Le Marais e Bastille, dove probabilmente mi piacerebbe vivere. La zona ebraica e mille negozi favolosi e i pubbetti dove bere ad un prezzo decente e fare due chiaccere col barista simpatico. Un dedalo di viuzze che ti porta sempre in qualche posto interessate.
La catena di supermercati Monoprix, dove è piacevole passare anche se non occorre comprare nulla, solo per il gusto di ammirare come sono disposte le cose, e quante cose particolari e gustose ci sono.
Parigi e colorata, dettagliata, ordinata ma anche caotica e sporca e gustosa.
Parigi è tante cose. E' viva. E' emozionante.
Stamattina, supero tre ore di traffico e strade allagate e riescoa arrivare a scuola. Nella scuola in cui tengo, da sole 4 settimane, un laboratorio di teatro, oggi con l'occasione degli auguri di Natale, c'era in programma una piccola lezione aperta con i genitori dei bambini, un idea malsana e rischiosa, naturalmente mia.
Pochi altri si mostrerebbero ai genitori in una lezione aperta, con dei bambini che ancora conoscono poco. Troppo poco. Ma mi andava di vedere i volti di questi genitori, e mi sembrava giusto far vedere loro, il mio, di volto.
Arrivo quindi trafelata e sull'orlo del ritardo
e come ogni volta che devo parlare in pubblico -io arrossisco ancora- mi concentro sul volto che mi sembra più piacevole e "buono".
La vedo in prima fila, una signora di mezz'età, dagli occhi limpidi,
penso:" sembra la maestra Coppini", la mia maestra delle elementari.
Vado avanti con la lezione, che si svoge bene, lei mi sorride e il mio metodo pare funzionare, non guardo molti altri volti, mi concentro su lei e su altra mamma giovane sorridente e fornita di pancione bellissimo.
Termina la lezione, lei mi guarda compiaciuta e convinta, la mia signora dagli occhi limpidi...ringrazio tutti ed esco dalla classe,
non resisto, sono curiosa, si sa...e chiedo conferma alle maestre dei bimbi e scopro che quella signora dagli occhi dolci, era proprio lei, si trattava della mia cara e dolcissima maestra.
Vado a salutarla, lei dopo averle detto il mio nome mi stringe felice e stupita, continuando a dirmi..."cara...brava..." e nel suo abbraccio che fu per tanti anni, abbraccio di mamma ed oggi è stato per qualche minuto un abbraccio di nonna, mi sciolgo in lacrime, lacrime dolci, di bambina da consolare, lacrime buone di un'infanzia felice.
Senza saperlo la mia maestra mi aveva vista all'opera nel mio lavoro "da grande" e questo mi ha riempito di una gioia immensa.
Oggi ho ricevuto il primo regalo di Natale, e probabilmente il più bello per quest' anno.
Metti due amiche diverse tra loro, entrambe altamente improbabili ma che per magia, si mescolano così bene come il rhum con la menta ed il lime...
ecco che esce un bel Moijto.
Che poi non abbiamo bevuto ieri sera, troppo freddo, per un cocktail così estivo.
Metti che sfidi la pioggia e te ne vai a Trastevere a fare un aperitivo e alle 18.30 sei già brilloccia e pericolosa quanto basta.
Metti pure che devi raggiungere il tuo fidanzato che, insieme al fidanzato di una delle due amiche e anche insieme ad un altro, suonano in un gruppo.
E metti che quella sera dovevano suonare in un posto un pò diverso dai soliti scantinati, pubbetti fumosi e via dicendo..ma dentro una meravigliosa Villa Medici.
Metti che tu però sei sempre tu, te ne freghi un pò e ti presenti colorata, colorita e tutto quello che c'è...come sempre.
Metti che con le tue amiche, sfidi gli sbadigli che qualche performance poteva creare, li superi ed attendi. Mentre scatti qualche foto, ti guardi intorno, ti trattieni dal ridere come a scuola. E ascolti musica. Bevi.
Chiaccheri.
Ne esce una serata fantastica.
Risate a non finire.
Benessere.
Testa libera da ogni cosa.
E' stata anche a correre qualche volta, ora che ha un pò di tempo libero in più.
E' stata a conoscere il nuovi bambini con cui lavorerà, con cui terrà questi laboratori e che a fine maggio porterà sul palco..[ehhhh, parolone!] per un spettacolino che farà felici e soddisfatti spero, soprattutto noi che ci abbiamo lavorato tutto l'anno.
E' stata alla sua prima lezione di TeatroTerapia e ne è già entusiasta. E desiderosa che arrivi presto il prossimo mercoledì.
E' stata in una segreteria a parlare di cose che lei non conosce affatto bene, ma lei si sà, sà fingere. E a quanto pare la cosa le riesce bene.
E' stata sotto il diluvio di Roma dei giorni passati, e sotto il piumino caldo caldo.
Ha sentito una mano coprirle la schiena, stanotte, quella schiena che per un motivo o per l'altro le si scopre sempre. Era lui, dormiva già ma come un gesto automatico le ha coperto le reni, con cura ed attenzione.
Questo le ha dato la conferma di quanto sia importante ora per lei avere Lui ed esattamente Lui accanto. Che le copre la schiena scoperta.
Ha letto il tanto sospirato libro della Munro: "Amico, Nemico, Amante..."ed ora legge" l'eleganza del Riccio", e la prende di già. La prende molto.
E' stata alla serata di presentazione di un cd in cui c'è anche una canzone del gruppo del suo amore. Ed è stato bello vederlo lì e sentire i complimenti che gli venivano rivolti.
E' stata minacciata, per aggiornare il blog dalla sua amica-mattarella.
E' stata al concerto dei Negramaro, ed ha ascoltato una canzone stringendo le mani che sà, per certo, le saranno sempre vicine. Quella della sua sorellina.
Ha ripreso a parlare in terza persona, e questo forse non è tranquillizzante.
Però sente che ha di nuovo voglia di scrivere. E di guardarsi intorno. Con calma.
E' vero che facciadilibro è un circolo viziosissimo
che ti fa ricordare il sapore delle pizzette al prosciutto e formaggio mangiate a scuola
e la musica dei Queen.
E poi indietro, il bacio a stampo dato fuori la scuola media che con stupore scopri di non essere l'unica a ricordare
e poi più indietro ancora, fino a focalizzare il viso e la merenda del compagno di elementari
e ritrovarlo sposato con prole.
E' vero anche che il tempo è quello che è..e che si cambia lavoro, con ansia e trepidazione
e stupore e gioia per quello stipendio leggermente più consistente e
per il lavoro che non ti senti più di regalare a qualcuno,
ma solo a te stessa.
Di freddo, ancora nemmeno a parlarne
ma di pioggia si, eccome... tanta, fitta, insistente, che mette a dura prova la nostra eterna città.
La consapevolezza di avere una famiglia speciale
e la sensazione che qualcosa di grande si stia diluendo molto, e stare lì inerme e impotente ad osservare uno scempio, come chi aggiunge l'acqua al vino o alla coca-cola. Che orrore, eppure...
Pensare di essere stata per tanto tempo un mezzo cerchio, che cercava l'altra metà per completarsi..ed ogni volta la sensazione di perfezione, di completezza. Ecco, stavolta è lui la metà che cercavo.
Diventare poi un cerchio completo, da sola. Con gli errori, le botte, i lividi, le passioni, le letture e i tramonti e tuttò ciò che mi ha costruito, pezzo per pezzo.
E trovare poi un altro cerchio. Con cui passare la mia vita. Magari essendo concentrici alternanti, chissà...
Capire che la completezza bisogna cercarla prima dentro di sè e poi fuori.
E assistere con rabbia e terrore a politicanti pericolosi che cercano di farci tornare ai tempi bui di un regime che credevamo passato,
e la polizia amica dei fasci,
e le botte ai ragazzi
e le botte pure a me, forti..anche se quella mattina non ero fisicamente lì.. le botte le ho prese pure io.
Botte al mio credere ancora in un futuro.
Resistere ora più che mai.E diventare grandi. O qualcosa del genere. Ehm...
Ma chi lo dice che non esistono più le mezze stagioni?
E non è autunno questo?
Freddo la mattina e caldo all'ora di pranzo.
Con l'aria frizzantina che ti fà venire voglia di inverno e nostalgia dell'estate.
Desiderio di thè in bustine di seta con le amiche, vecchie e nuove.
E di vaniglia e cioccolata.
E il panico da cambio di stagione, e una giacca nuova da comprare. E chiudersi alla Feltrinelli fino a che fuori non diventa buio.
La voglia di comprare un ferro da stiro, di quelli potentissimi con la caldaia, che ti fà pensare: come cambiano le cose.
E la passeggiata con la sista, che sai già, diventerà una piacevole abitudine.
E il ritorno della donnamica.
E sbirciare nelle vite dei vecchi amici, attraverso faccia di libro che è un pò geniale ed un pò terribile.
Lavorare anche nei week end e pensare che questa storia finirà presto, appena possibile..
Amare
Temere
Avere necessità di scrivere la parola "tumore", perchè ognuno esorcizza come può.
Ognuno si salva come può, l'ho sempre detto. Lo dirò sempre.
Povera patria... Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.
Cerco su un forum di giardinaggio il periodo migliore perpiantare semi di peperoncino.
Si perchè un peperoncino rosso e 400 foto sono l’unica cosa che ho riportato con me da questo week end lungo in calabria,
Che mi mancava lo sapevo gia
ma l' ho saputo più forte quando ho rivisto il golfo che preannuncia Soverato.
La statale, la pasticceria e poi Isca.
Cosi cambiata. Che cerca affannosa di adeguarsi ai tempi che passano e che si lascia stuprare con parcheggi,
Strade asfaltate
Residence
Un lido il cui nome è tutto un programma.
Che cerca di diventare qualcosa che io già sò, mi piacerà meno.
Meno di quello che ricordo io.
La via del mare senza luci
Le strade sterrate
I bar orribili.
Il nuovo che avanza e lasciamolo avanzare
Staremo a vedere.
Intanto il matrimonio di un amica che piccola piccola..c' ha fregate tutte…ma noi lo sapevamo gia
È sempre stata grande lei.
Ed ora anche moglie.
Una sposa così semplice e bella che era proprio lei. La stessa dei falò, delle nottate, della pipì dietro le dune, dei bagni al mare di giorno e dei bagni al mare di notte, delle mangiate in 70. sempre lei. Solo vestita di bianco,
e felice.
E poi sorridere pensando che bisogna arrivare in Calabria per partecipare ad un matrimonio che termina alle 2 di notte dopo una cena luculliana e tante tarantelle a bordo piscina, ma termina solo per finta perché dopo aver salutato gli sposi che fingono soltanto, e pure male.. di credere ai saluti…ed invece sanno, eccome se sanno…in realtà poi ci si cambia e ci si ritrova per preparare la serenata agli sposi.
Si accordano gli strumenti e si arriva a piedi, tutti insieme, cantando canzoni da serenata, sotto casa degli sposi che dietro a delle finestre chiuse fingono di dormire.
E si canta guardando la finestra…due tre canzoni…si fanno desiderare
Poi ecco che le serrande vengono tirate su…e loro si affacciano stravolti ma felicissimi.
I fuochi d artificio…i canti e i balli…
E poi la porta di casa che si apre e una ad una le donne di casa che escono e con un organizzazione che nemmeno i migliori catering ti sfoggiano un rinfresco dei migliori.
Come se niente fosse, si ricomincia a mangiare e a bere. come se nn fossero le 4 del mattino.
Mi manca la Calabria e mi è mancato non andare per due anni.
Ma il debutto nella societa calabra il mio amore l' ha fatto, il battesimo è avvenuto.
E quel mare splendido è stato un complice fantastico, non poteva comportarsi meglio…
Non poteva lui, stamattina mentre in macchina ripercorrevamoo la statale riavvicinandoci a Roma non dire…la prossima estate scendiamo due settimane...
Paolina.
Sally.
La donna che ha lottato tanto [perchè il brillare naturale dei suoi occhi non lo scambiassero per pianto]
Bianca.
Lisa.
Julie.
Cara.
Elymania.
Una volta una persona mi ha detto.
Una volta una persona.
Una volta.
Una.
Io.
Forse qualcuno di voi conosce queste donne, forse tutte, forse solo una, forse nessuna. Io di certo le conosco tutte. E bene.
Poco fà ho tagliato un pezzo dei miei capelli, nella vasca. Erano troppo lunghi ed io non avevo tempovogliasoldi da buttare in un parrucchiere.
Sono ricci, non dovrebbe vedersi che sono stata io a tagliarli. Secondo me non sono venuti male.
Breve ed intenso come un click, come una foto, come un lampo, come un pensiero che ti attraversa la mente e quando te ne accorgi è già lontano.
Come un concerto degli Afterhours, molto più rock, molto più duro, molto più sudato. Molto più spaventoso. Si ringrazia la tipa che reclama sempre a gran voce “Facci strategieeeeeeeeeee” per averci risparmiato la sua presenza. Manuel Agnelli per averci risparmiato i suoi sputi ed il mio amore per l’ottima interpretazione.
Click. Come i nostri cinque giorni in una Toscana blu. Intensa. Riposante. Calda. Ventosa. Bella più che mai.
La spiaggia dell’Albarone che sembra non volevci accogliere ma poi…si sa…alla fine vinciamo noi. E attraversare il parco della Maremma per raggiungerla, tra daini, buoi e cavalli e poi...purtroppo trovarla nascosta tra troppa gente, ma immaginarsela vuota, solo piena di quegli inevitabili rami che la rendono così selvaggia. Immergersi per un bagno rigenerante.
e poi dormire un pò al fresco dei pini, una macchina è una piccola casa, a volte...
E poi il cibo, buonissimo. Ed il vino, ancora di più.
E la compagnia, una famiglia sgangherata e un po’ folle, ma bella…accogliente ed ospitale. Il pensiero che non si vivrebbe affatto male qui.
Poco importa dei moscerini che invadono Castigliane del Lago e della sua salita da giramento di testa.
Già la via dell' Amore a Pienza, da sola…ne vale la pena.
La chiesa di San biagio a Montepulciano.
E le strade, quella Toscana gialla e marrone.
Click. Breve e indolore.
Non proprio indolore invece la brutta sorpresa che ci ha accolto al rientro. No…nessuna pianta è morta, il sistema di irrigazione fai da te ha avuto successo, è stata invece la manina della sottoscritta nonchè padrona di casa, a combinare il danno, staccando –senza un motivo ben preciso- la spina del frigorifero, pensando fosse quella del gas(?), senza consultarsi con l 'incazzatissimo padrone di casa, mandando in malora tutte e dico tutte le scorte di cibo. Caso vuole che i due padroni di casa prima di partire avessero riempito ben bene il frigo bello, facendo una spesa grande.
Sorpresa pessima accompagnata da un fetore inenarrabile, che ci hanno fatto pensare che questa nostra Roma forse non ci vuole più davvero (trattasi in realtà solo del rincoglionimento della sottoscritta ma…poco importa…)
Click. Come il tappo dello shaker quando lo apri e come il ramentto della menta quando lo spezzi, quel profumo che resta sulle mani per un po’. E il terrazzo di casa nostra che diventa un moijtaro.
Il tutto sotto la benedizione di un eclissi lunare.
La pasta nei contenitori di plastica non si può certo mangiare nell'Auditorium
e allora fermiamoci su queste panchine.
Buona. Ottima. Sediamoci qui a gustare il frutto del lavoro del mio Amore.
Poi si entra nel bar ed io scelgo un tavolo, proprio accanto a quello in cui -solo dopo capisco- si sta svolgendo un intervista.
Molto rilassati tutti. Un pò fighetto qualcuno. Molto adoranti le donne.Troppo.
Noi beviamo e fumiamo e aspettiamo.
Loro hanno provato lì, si poteva assistere. Lo abbiamo fatto, qualche minuto.
Poi aprono ed entiamo, prendiamo i nostri posti, laterali..ma sembra esserci una buona visuale. Peccato il parterre fosse tutto pieno, da lì forse si sarebbe visto meglio.
Saluto un paio di amici, che si incontrano raramente e sempre molto volentieri.
Avrei scommesso su qualche altro incontro, che invece non c'è stato.
Si spengono le luci, da qualche movimento ci sembra di capire che saremo i benificiari di una bella sorpresa.
E infatti.
Ecco la sorpresa.
Iniziano il concerto sugli spalti, a due gradini di distanza dal nostro posto.
Un falò. Uno di quelli che tanto mi mancano.
Loro nel salone di casa mia, più o meno.
Generosi. Generosissimi.
Gli Aferhours nella loro forma migliore, almeno...la forma migliore in cui io ho avuto la fortuna di vederli.
Ed ora mi metto buona buona sul pontile di Ostia fino al 6 agosto, ad aspettare il loro ritorno.
Basta così. Non vi parlerò dell'Olimpico, dove ho visto un concerto con la Chiccolina solita ed indispensabile compagna di viaggio. E con un amico invisibile. Di una camicia tolta che non ci ho voluto credere fino all'ultimo ed invece c'è stata. Che capisco poco..ma comunque...
Di un concerto a Verona a cui non mancheremo, sempre con la nostra comodissima organizziazione: ok si dorme due ore e si riparte.
Di un sospiro di sollievo che abbiamo tirato. E dei momenti duri che comunque arriveranno. E di punture di ormoni femminili che spero non cambino troppo l' uomo che mi ha generata. E delle loro risate su questa disavventura e dell'amore che si vede venire fuori traboccante ed unirli, per affrontarla al meglio.
Non parlerò del film Riprendimi che mi ha incantato e sconvolto.
Di due nuovi amichetti che sono nati a 5 giorni di distanza, Alberto e Ginevra.
Sono stanca, inquieta, preoccupata, entusiasta, frenetica, desiderosa di fare e di non fare
e molto molto soddisfatta.
Come Quando Fuori Piove.
Come quando la metropolitana esce allo scoperto, in quel di Lepanto e tu guardi sempre fuori, guardi proprio...con attenzione...ogni mattina
come se fossi una turista
come per non dimenticare mai quel ponte e la tua adolescenza
come per chiudere gli occhi infastiditi dalla luce.
Come quando hai paura
e senti un tonfo in fondo al cuore e temi che i battiti non riprendano quel ritmo rassicurante e regolare
come quando pensi "non può essere e non sarà"
come quando ti arriva l'abbraccio di un amica lontana
Come quando riprendi a respirare poco alla volta dopo una fitta forte forte che ti toglie il fiato
Come quando guardi un'americanata di film e Lui ti dice: "Ma i films d'azione non sono per le femmine" e tu rispondi:"No, ma Mel Gibson si.
Come quando in tv c'è Erri De Luca a serata inoltrata e tu cerchi di combattere contro il sonno in nome dei suoi libri e di tutto quello che ti lasciano e Lui se ne esce con :...ah si, quel vecchietto...." Quel vecchietto?!?!?!? Come quando scopri che qualcuno vuole mettere a repentaglio il tuo lavoro, la tua persona e un'amicizia con dei metodi molto poco ortodossi
Come quando vai al mare e ti bruci proprio come una pivella
Come quando senti le voci
Come quando ti devi sudare le cose, ma davvero tanto.
Come quando sei distratta.
Come quando aspetti.
Non vedo perchè non dovrei farmi i capelli di questo colore...
O di questo...
O di quest'altro. Anzi no, quest'altro lo ho già avuto.
Vado a comprare una tinta. E' giunto il momento.
P.s.: Amo questa donna.
Faccia di libro è molto spassoso.
Il lavoro mi sfianca.
Stasera Offlagadiscopax alla Festa dell'unità a Caracalla. Ci vediamo lì.
I momenti da dedicarmi e da dedicare alla nostra casa sono sempre meno.
Ed oggi ce l'ho. Ma forse oggi non li avrei voluti. Non oggi.
Sarà il mal di testa.
Sarà che dopo quasi un anno che vivo con lui non mi basta ancora mai.
E poi sono capricciosa e lo voglio per me. Lo voglio qui.
Come un bambino scemo ed odioso che non capisce un cavolo.
Voglio battere i piedi. E fare i capricci. Lo sapeva che a viziarmi arrivavamo a questo punto.
E poi stamattina non ho avuto nemmeno il mio latte per fare colazione. Ecco.
E ora lui starà fuori tutto il giorno e io non posso farmi coccolare.
Comunque, sopravvivo. Eccome se sopravvivo.
Stasera vado a vedermi il suo spettacolo teatrale, frutto di un corso pesantissimo, reso difficile dal non avere un mezzo di trasporto e dalla nostra nuova vita. Che reclama a gran voce tempo. Vado lì a vedermelo tra la madre che urlerà come una fan sfegatata, tipo stadio olimpico, lo zio con la telecamerona gigante [lui non sà ancora che quest'anno io non terrò su quella tonnellata di roba ma che riprenderò il tutto, o quasi...con la nuova, splendida, fotovideocamera.] e qualche amico, no forse gli amici verranno alla replica di domani. Vabbè, io comunque avrei bissato.
E poi stasera un pò di campo di fiori, un paio di compleanni ai quali non si può direi di no.
Da lunedì mattina la mia sveglia suonerà un'ora prima. Ma sono entusiasta. Tornerò a lavorare ai centri estivi. Esco-almeno per qualche mese- da quell'asilo in cui l'aria stava diventando insopportabile, e non certo a causa dei nanetti. Loro non c'entrano poverelli. Apparte che fanno cacca come delle mucche e che strillano come aquilotti e gallinacci, per il resto sono tanto carini. Sono gli adulti che andrebbero soppressi.
Incompetenti. Tristi. Calcolatori. Avari.
La mia vita da questo fine settimana si stà preparando ad un'ulteriore svolta. Lavorerò un pò meno ed avremo una macchina. Questo significa che non rientrerò più a casa alle 8 di sera dopo essere uscita alle 7 di mattina. Tornerò a casa nel pomeriggio come conviene in una vita vivibile. Potrò tornare a fare passeggiate a Trastevere. A incontrare amici. A prendere un'aperitivo con calma. Avrò delle ore pomeridiane da spendere come meglio credo. Dormire, fare la spesa, andarmene in libreria, vivere. E mi sembra un meraviglioso regalo.
Con il caro benzina e con il traffico di roma, proseguirò, nonostante la macchina, ad andare e venire dal lavoro con il caro treno. Però con la macchina la nostra vita sociale tornerà ad esserci, senza doverci sbattere per come rientrare, passaggi e notturni vari.
Cara indipendenza, solo chi ti ha persa per qualche anno, sà di cosa si parla quando si parla di te.
Il cielo continua ad essere pieno di nuvole, il mal di testa ancora c'è.
Film: La febbre
[Tempo verrà in cui, con esultanza, saluterai te stesso arrivato alla tua porta, nel tuo proprio specchio, e ognuno sorriderà al benvenuto dell' altro, e dirà:Siedi qui. Mangia. Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io. Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore a se stesso, allo straniero che ti ha amato per tutta la tua vita, che hai ignorato per un altro e che ti sa a memoria. Dallo scaffale tira giù le lettere d' amore, le fotografie, le note disperate, sbuccia via dallo specchio la tua immagine. siediti, è festa: la tua vita è in tavola
-Derek Walcott-]
Canzone: Il mio pensiero
Ricordi di oggi:
un cielo viola e gonfio a Campovolo
un'ostello a Reggio
uno scoglio a Tremiti
un thè in un pub
La colazione con Tytty a Correggio
Una cena a Montmatre
un concerto a Firenze.
La pioggia.
La speranza di domani:
ieri sera Rom, Rumeni, Italiani e Africani guardavano tutti insieme la partita in un bar vicino casa mia.
Apreun libro nuovo. Si vede da come lo annusa che lo è. Si cerca qualcosa tra i capelli senza mai alzare gli occhi dal bianco e nero delle pagine, sfila la matita che non si capisce mai come, ma le sostiene i capelli...e li lascia liberi, sciolti e stanchi a caderle sulle spalle. Doveva scrivere. Annotare. Appuntare. Luogo, data e ora. Hic et nunc. Stà iniziando un nuovo libro. Ed è un momento sacro, uno dei momenti che preferisce in assoluto. Magia...Pace..
...Oggi....
Lei lo ama moltissimo.
Si vede da come lo guarda, dall'aria rassegnata che le pervade il volto. Da come lo aspetta. Da come cerca di farsi notare. Dalla luce che emanano i suoi occhi quando c'è lui davanti.
Lei ama il mio fidanzato forse più di me. Certamente più di se stessa.
Ora dorme di là nel mio salone. A quest'ora lo fà sempre, dicono...stamattina ha preso il sole con me in terrazzo ma non ne ha voluto sapere di mangiare.
Ci studiamo, prese alla sprovvista da una settimana di convivenza. Tutte le notti aspetta che noi ci addormentiamo e poi, cerca di mettersi nel nostro letto.
E lì certo mi odia, perchè sono io ad aver imposto questo limite. Va bene tutto...ma nel letto, NO.
Una settimana-prova di convivenza che, chissà, forse porterà a qualcosa di definitivo ma...ancora niente è deciso.
Per ora cerco solo di non affezionarmi troppo. E la vedo molto dura.
Non so se ridere
Non so se piangere.
Da quando sono in possesso del diritto al voto ho votato un partito che ora pare non esistere più.
Colpa dell'astensionismo?
Colpa del non aver saputo parlare ai lavoratori?
Colpa di chi? Di cosa?
Ho sempre temuto chi inizia a somigliare pericolosamente al proprio nemico. E così Ualter ha scelto di fare. E così ci ha fregati, riconsegnandoci di nuovo, nelle mani del Nano psicopatico che, simpaticamente, ad una conferenza, mima di fucilare una giornalista russa, rea di aver osato porre una domanda personale al suo amichetto nano, SPutin.
Di pessimo gusto, visto che le giornaliste pare sia d'uso ucciderle da quelle parti.
Ma di cosa si parla? Ha preso tanti di quei voti che risulta inutile stare qui a scervellarsi.
Insieme a Umberto -DuSputiDeVitaMaAncoraStrillo- Bossi.
Però...con chiunque io mi ritrovi a parlare, non li ha votati nessuno. Mah..misteri.
Come se non bastasse, ci voleva lo stupro strumentalizzato. A due fermate di treno da casa mia. Di quel treno che prendo tutti i giorni. Di quel treno sul quale, se non ho capito male, non c'era la studentessa violata e ferita gravemente. Era nei pressi della stazione, ma si può non trasformare un nei pressi di...se questo serve a fare propaganda elettorale dell'ultim'ora? No, non si può.
Domenica correrò a votare col naso tappato. Tappatissimo. Perchè un voto a Rutelli mi costa fatica, quasi come digerire la peperonata, ma non c'è alternativa. A meno che non si voglia votare come Sindaco della propria città un signore che porta una croce celtica al collo. Simbolo religioso, certo.
Ho elaborato. E sono riuscita a dire la mia, in merito. Ma resto ancora basita, disgustata, incredula e tremendemente incazzata. E sempre più desiderosa di lasciare questa Povera Patria.
Nel frattempo però, bisogna cercare di continuare a vivere, pure se con questo Governo. Per cui vi invito a passare una serata al mare, e ad ascoltare un pò di gruppi, tra cui quello del mio Ammmore. Nel caso in cui veniate, cercatemi tra la gente, così vi dirò quale gruppo DOVETE applaudire. Anzi intanto ve lo anticipo. OMOPATIA. W lo spam! W la libertà!
Raccogliere i capelli in una treccia la sera prima di coricarsi, così da evitare che vadano sotto gli arti della persona che dorme al nostro fianco e di provare un dolore terribile da capelli tirati.
Dormire bene e con gusto, magari dopo aver assaggiato alcuni dei piaceri dell'amore.
Al risveglio stiracchiarsi q.b.,sciaquarsi il viso, truccarsi un pò, tanto da non sembrare Morticia Addams [questo a scelta], e mettere due forcine alle ciocche di capelli che, durante la notte, sono uscite dalla treccia.
[isipirata da : Afrodita di Isabel Allende]
Per il resto...ho superato indenne marzo senza neanche un accenno di depressione.
Leggo quasi esclusivamente libri di Erri De Luca, perchè il mio amore per questo uomo sembra proseguire.
Penso che "Vuoi che la canti una splendida canzone? Così la sentirai cantare da milioni di persone" è la frase che più mi ha colpito di questo nuovo album di Vasco. E' una dedica nella dedica, è una promessa da sbruffone. E'...vuoi che diecimila persone ti dicano che non vivo senza te? Bè ascolta bene che te lo diranno. E' una dichiarazione esagerata e-forse- inutile. E fremo all'idea di sentirla cantare dal vivo. A questo concerto al quale avevo deciso di non andare e invece no, non si può..perchè se il destino decide che te ci devi essere, te ci sarai, c'è poco da fare.
Paranoie mie.
Pensieri inutili.
Mesi di concerti che si stanno avvicinando.
Amiche in amore.
Primavera.
Piccola scossa di terremoto. [Due piccole scosse di terremoto]
Questo terrazzo è tutto da goderne.
E sarebbe un sacrilegio non farlo.
Un'esposizione al sole meravigliosa. E il silenzio del mio strano quartiere e della mia via "ad u".
Due sere fa rientravo col solito carico di stanchezza e di pensieri e vedo uno strano movimento proprio sotto al mio portone. I soliti ragazzini, mi dico. Ma erano particolarmente agitati. E andavano e venivano tutti, ma proprio tutti, dallo spazio che c'è tra i cassonetti e il muro di cinta della casa di fronte alla mia.
Arrivo al portone e mi volto verso di loro, erano tutti la dietro pigiati. Staranno per fare uno scherzo a qualche loro amico, penso. E salgo le scale.
Una volta sù mi affaccio dal terrazzo e lì vedo, dietro i cassonetti, tutti intenti, con aria furtiva e ben attenti a rimanere nascosti a...
a...
...a farsi una canna?!?!?!?
Là dietro?!?
Ma che puzza! Ma che idioti. Certo che se il loro intento era non dare nell'occhio, sono parecchio lontani.
Che fare se non cercare su internet il suono di una sirena della polizia, farla andare e cercare di avvicinare le casse alla finestra?
hauhuauhauhauha
Non credo l'abbiano sentita però, era scappati già quando uscendo in balcone ho detto ..."Oh, arrivano le guardie!!"
Eh lo sò, mi diverto con poco io.
Tytty l'ingorda non è soddisfatta
Tytty la malfidata non si fida,
dice che questi non sono i miei veri segreti,
ma io assicuro di si...
anzi no...ne ho un altro...
si, vi confido un altro segreto.
sono innamorata.
Non del mio amore vero di carne e caldo di febbre, che steso accanto a me si lamenta per la sua -soltanto- seconda influenza della stagione.
Ma di un amore di parole lette ed ascoltate
un amore con le rughe e con occhi che hanno visto molto più di me.
Sono innamorata di quest'uomo.
Valore
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che .
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Passo sul blog di Tytty e leggo una serie di cose imbarazzanti ma insomma, che non mi stupiscono più di tanto, sempre di Tytty si sta parlando...suvvia...
Poi capisco che è una di quelle catene
e che io vi devo partecipare
con una serie di segreti imbarazzanti e poi devo nominare delle persone
sempre di Splinder
ma questo è un problema che mi porrò in seguito
ora i segreti
imbarazzanti
ma..
allora..
comunque 7 sono tantissimi eh? Che palle.
Vabbè...
1) Qualche anno fà chiesi ad una mia amica - testuali parole- "Ma quanto cavolo è grosso un albero di cocomeri?"
2) Durante il mio Erasmus in Spagna, reduce di un bottellon, mi sono ritrovata a casa, senza naturalmente sapere come ci fossi arrivata, seduta sul water vomitandomi sui piedi. Però cercavo di pulire...se può valere qualcosa...
3) Durante un'estate favolosa, cercando di raggiungere un irraggiungibile falò in spiaggia [questa mania di nascondersi], mi sono ritrovata incastrata tra la ferrovia e il ciglio della strada. In un fosso. Per fortuna non ero sola. E c'era la luna piena.
4) Una volta, sono uscita dallo spogliatoio dell'asilo in cui lavoro con tutta la mia bella gonna lunga, infilata nelle calze, praticamente col culo di fuori, ho dato le spalle ha tutti i presenti, proprietario, genitori e qualche bambino...e sono entrata in cucina con aria superiore.
5) Ho pianto guardando un Posto al Sole. Specifico il momento e probabilmente peggiorerò solo la situazione, è stato quando hanno assunto il padre naturale di Nicolin a Palazzo Palladini. Come portiere.
6) Sono andata in coma etilico su una spiaggia dello Ionio, ma questo segreto lo sanno molte persone... con la faccia sulla sabbia e la bocca semi aperta, appena ripreso a parlare sono riuscita solo a piangere e a dire :" Non torno più come prima!" , avendo per tutta risposta sempre e solo un :"E meno maleeeee...."
7) Quando ho avuto la possibilità di incontrare un cantante che mi piaceva parecchio, passando casualmente -trascinata da un branco di 20 persone- sotto casa sua...e si, guarda il caso, ho finto di allacciarmi una scarpa, restando nascosta dietro una macchina per circa 20 minuti. E no e no...io non ce la posso fa!
Ecco finito. Non sono sicuramente dei più gustosi ma adesso, a comando...non sò fare di meglio. Ho la memoria stronza.